Il presidente Ghirelli ritiene inapplicabile il protocollo della FIGC, pesa l’aspetto economico

Anche se la decisione ufficiale arriverà soltanto dopo l’assemblea del 4 maggio, è praticamente certo: dopo basket e volley, si ferma anche la Serie C di calcio.

Il presidente Ghirelli, dopo attente valutazioni, ha osservato che non ci sono più le condizioni necessarie per la ripresa del campionato. Sia per quanto riguarda l’aspetto economico (molte squadre sono già a rischio fallimento e l’ipotesi di giocare a porte chiuse produrrebbe ancora più perdite a causa dei mancati introiti di biglietti) che per quello della sicurezza sanitaria (non convince il protocollo preparato dalla commissione medica della FIGC).

In attesa che il governo conceda la cassa integrazione ai calciatori con stipendio inferiore ai 50mila euro annui, il consiglio riflette su possibili soluzioni per evitare contenziosi legislativi: l’ipotesi più accreditata sarebbe la promozione in B delle 3 capoliste dei gironi (attualmente Monza, Vicenza e Reggina) insieme ad un’altra sorteggiata tra quelle in zona playoff.

Più difficile sarebbe la situazione legata ai playout, con la volontà da parte della Serie D di promuovere le 9 squadre capoliste dei gironi che stride con il piano di tagli delle squadre professionistiche per evitare ulteriori peggioramenti economici e di salute.

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