hijab
una pattinatrice indossa l'hijab

Un video amatoriale diventa virale su Twitter. Riprende l’azione di gioco di una partita di calcio femminile

21 secondi di ripresa per testimoniare cosa succede in campo quando ad una calciatrice, impegnata in un’azione di gioco, scivola l’hijab. In pochi secondi, le avversarie si stringono attorno alla donna per assicurarsi che i suoi capelli non siano visibili e che possa sistemare correttamente il suo copricapo religioso. Non solo le giocatrici in prossimità, ma anche quelle poco più lontane, subito accorse a chiudere il cerchio e rendere l’azione di sistemazione del velo assolutamente non visibile da alcuna parte del campo.

A spiegare l’accaduto, lo stesso autore del video che ha sintetizzato: “Indossava un Hijab e le avversarie le si sono strette attorno per assicurarsi che i suoi capelli non si vedessero” ha poi aggiunto in chiusura: “Questa è la cosa più salutare che vedrai oggi”.

Al famoso media social è piaciuto così tanto che la sua valorizzazione ha prodotto numeri da capogiro. Pubblicato il 16 ottobre, il video ha catturato l’attenzione della gente. In pochi giorni ha raccolto oltre 4,3 milioni di visualizzazioni e il numero sembra sia destinato ad aumentare. A dare la dimensione dell’impatto emotivo, anche gli oltre 483mila mi piace e circa 123mila re-tweet.

Un tweet che ha scatenato diversi commenti non proprio tutti a senso unico. Se la prevalenza inneggiava alla solidarietà femminile, a quanto le donne si facciano forza una con l’altra a prescindere dai colori o dalle appartenenze, una parte ha sollevato interrogativi sulla condizione di disparità della donna rispetto agli uomini in alcuni Paesi, sui loro diritti negati. Molti hanno invece voluto condividere simili episodi occorsi nella propria vita.

Ai posteri resta un gesto di solidarietà e rispetto nei confronti di un avversario che entra di diritto tra gli episodi da sottolineare e poter citare ad esempio quando si parla di certi temi in ambito sportivo.

Guarda il video

Cos’è l’hijab

Un indumento indossato dalle donne islamiche che ne copre collo e capelli. Utilizzato quotidianamente, ne sono state commercializzate anche versioni idonee allo svolgimento della disciplina sportiva. E’ chiaramente una protezione, ma più che fisica potremmo definirla morale. In alcune definizioni reperibili in rete si attribuisce all’hijab la protezione di alcune parti femminili che, se rese visibili, potrebbero indurre l’uomo a considerare la donna solo nel suo aspetto fisico senza esaltarne le qualità morali.

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Ne esistono quindi anche versioni sportive, un velo da allacciare sotto la gola che lascia il viso scoperto. Anche il colosso di vendita di abbigliamento sportivo Decathlon ne ha progettato uno che nelle intenzioni dichiarate dal responsabile della gamma running della Kalenji, Angelique Thibault, permetta ad ogni donna di “correre in ogni quartiere, in ogni città, in ogni Paese, indipendentemente dal suo livello sportivo, dal suo stato di forma, morfologia, budget e in particolare dalla sua cultura”

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