Di Simon Patterson - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=67357696

Augiri, Andrea Dovizioso! Il pilota forlivese oggi compie 34 anni. In attesa che parta quella che sarà la sua diciassettesima stagione nel motomondiale, vi offriamo un ritratto di quello che è, attualmente, il miglior pilota italiano nella classe regina, la MotoGP.

Tuttavia in molti ancora non ci credono. Oscurato negli anni dalle star del calibro di Valentino Rossi, Jorge Lorenzo e Dani Pedrosa, Dovizioso è sempre stato visto come un eterno secondo, un comprimario destinato ad avere ben poco spazio nella MotoGP. Eppure Andrea ha talento da vendere, e lo ha dimostrato fin dall’inizio.

Fin da quell’anno 2000, quando le doti di questo forlivese figlio d’arte (il papà Antonio è stato a sua volta pilota), attirò le attenzioni dell’Aprila. I veneti rimasero colpiti dal giovanissimo Andrea a tal punto da ingaggiarlo per il CIV. Vittorioso in quell’anno nella 125 nazionale, bissò l’anno dopo nell’europeo, e fu pronto per il passaggio al mondiale. Ma per farlo tradì “mamma” Aprilia per passare alla Honda.

Dopo un 2002 d’apprendistato ed un 2003 a subire l’impressionante superiorità di Dani Pedrosa, Andrea Dovizioso ebbe la sua grande occasione nel 2004. Con cinque vittorie, cinque secondi ed un terzo posto, Dovizioso poté finalmente dire di essere campione del mondo della 125. Il romagnolo batté un certo Jorge Lorenzo, che di lì a poco sarebbe diventato il suo acerrimo rivale.

Il 2004 fu l’anno del passaggio in 250. Ancora una volta il Dovi fu impotente di fronte alla supremazia di Pedrosa ma con il passaggio del catalano in MotoGP divenne protagonista. Qui incrociò di nuovo le…ruote con Lorenzo, ma i valori in campo si ribaltarono. Tra il 2006 ed il 2007 Andrea Dovizioso conquistò quattro successi, ma i titoli mondiali andarono entrambe le volte al maiorchino. Determinante fu anche il divario tecnico: l’Aprilia di Jorge era spesso superiore alla Honda del forlivese.

La fedeltà alla casa giapponese aprì al Dovi le porte della MotoGP. Grazie all’aiuto di Gianluca Montiron, che allestì un team per lui, Andrea debuttò nella classe regina nel 2008. Ancora, rivide Lorenzo, il quale però era passato alla Yamaha ufficiale al fianco di Rossi. Andrea patì la condizione di “privato” vedendo brillare – non senza intoppi – la stella del “Porfuera”. Ma Andrea si prese la soddisfazione di essere il migliore alfiere Honda, risollevando in parte l’Ala Dorata dalla sua crisi. In Malesia ottenne l’unico podio per la casa, battendo il compianto Nicky Hayden. Eper il 2009 si guadagnò un posto nel team ufficiale, proprio al posto di Hayden.

Dovizioso vestì i colori Repsol per tre stagioni, fino al 2011. Si dimostrò regolare ma venne schiacciato ancora da Pedrosa e da Casey Stoner, che approdò in squadra dopo aver rotto con Ducati. In quel triennio Andrea ottenne la prima vittoria, nel bagnasciuga di Donington. Ottenne comunque 15 podi. Ma in mezzo ai due fenomeni non c’era più spazio per lui.

Di qui, nel 2012, il clamoroso passaggio al Team Tech3. Con la M1 satellite Andrea Dovizioso fece sei podi, e sperò che ci fosse posto per lui considerando le voci, poi confermate, dell’addio di Ben Spies. Tuttavia la casa di Iwata preferì riprendersi Rossi, ormai in rotta di collisione con la Ducati. Andrea ci rimase male.

La Ducati, a quel punto, divenne una scelta obbligata. Nessuno la voleva, quella scorbutica e inefficace moto rossa. Ed infatti, nel 2013 il neo ribattezzato “DesmoDovi” visse un vero e proprio annus horribilis. Un quarto posto in Francia sul bagnato fu l’unico raggio di sole in quella grigia stagione. Ma Andrea è un ragazzo determinato, e aveva in testa di vincere con quella bistrattata moto. La cura Dall’Igna fece il resto.

Tra il 2014 ed il 2015 Andrea riportò la Ducati sul podio anche sull’asciutto, e guidò lo sviluppo di una Desmosedici finalmente in crescita. Ma arrivò una stella ad offuscarlo, e in quel caso si chiamava Andrea Iannone. L’abruzzese terminò il digiuno di vittorie della rossa prima di lui, in Austria nel 2016. Ma ancora una volta la determinazione lo ricompensò: in Malesia Dovi ritornò alla vittoria, e rimase il riferimento per la casa bolognese. Iannone, invece…preparò le valigie!

Nel 2017, Dovizioso era più determinato che mai a vincere quel benedetto mondiale. Lavorò sulla moto, ma ancora di più, sulla sua testa. Al via del mondiale, Desmo Dovi era un’altra persona. Vinse 6 GP, e soprattutto, riuscì a domare il “mostro” Marc Marquez. Cosa che Iannone, Pedrosa, Lorenzo, Rossi non erano stati in grado di fare. Si era preso la rivincita contro le star:mentre essi soccombevano di fronte al nuovo cannibale, lui ne diventava la bestia nera.

Ma non durò. Marquez cresceva di giorno in giorno, supportato dal più grande reparto corse del mondo. Il 2018 e il 2019 furono trionfali per Marc, mentre Andrea doveva lottare con una Ducati che, a suo dire, non girava. Di lì cominciarono i primi bisticci con Dall’Igna, ed un pessimismo cosmico che rappresenta da sempre il lato oscuro della sua personalità.

E siamo giunti al 2020. In questa folle annata – in attesa di scoprire quando partirà – Dovizioso e la Ducati si giocano il loro futuro. C’è un contratto da rinnovare, un rapporto da ricucire. C’è un pilota che ha perso fiducia nella moto, ed un team che ha perso fiducia nel pilota. Da quest’anno, infatti, cambia anche il soprannome: “DesmoDovi” va in soffitta, per lasciar posto a “The Undaunted”, l’imperterrito. Perché Andrea Dovizioso è così: non molla mai. E questo gli ha permesso di oscurare le star che lo avevano oscurato.

Detto questo, non resta che augurare ad Andrea Dovizioso buon compleanno. Ci vediamo in pista, quando ci vediamo.

Le statistiche: https://www.motogp.com/en/riders/Andrea+Dovizioso

Guarda la Formula 1 virtuale: https://sport.periodicodaily.com/f1-via-al-mondiale-virtuale/

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