“Abbiamo deciso irrevocabilmente di rassegnare le dimissioni, la nostra è una scelta maturata una volta acquisita la consapevolezza di non poter invertire i criteri e le forme di gestione del club di fronte alle importanti sfide del futuro e, soprattutto, al nuovo scenario post-pandemico. Dobbiamo anche sottolineare il nostro disincanto verso il caso Barçagate, che abbiamo appreso attraverso la stampa. Chiediamo, come ultimo atto interno al club, che non appena le circostanze lo consentiranno siano convocate nuove elezioni che consentano, di gestire il Barcellona nel miglior modo possibile di fronte alle importanti sfide del futuro”.

Con questa lettera sei dirigenti facenti del Consiglio di amministrazione del Barcellona hanno rassegnato le dimissioni. I vicepresidenti Emili Rousaud e Enrique Tombas, assieme a Silvio Elias, Maria Teixidor, Josep Pont e il segretario della giunta, Jordi Clasamiglia hanno giustificato la loro dipartita a causa della malagestione di Josep Maria Bartomeu delle questioni inerenti al coronavirus e al caso mediatico Barçagate, scoppiato recentemente.

Il caso Barçagate

Il caso è scoppiato lo scorso febbraio appena Josep Maria Bartomeu ha convocato una riunione del consiglio di amministrazione per discutere di un eventuale accordo segreto tra il Barça e la società società privata I3 Ventures, finalizzato a migliorare la propria immagine sui social e screditare quella di giocatori ritenuti “ingombranti” e avversari interni. Ancora oscuri i motivi che hanno portato a tale accordo, soprattutto in un momento delicatissimo per il club a causa dell’emergenza in atto.

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