I Portland Trail Blazers firmano una vittoria pesantissima in chiave NBA Cup, espugnando il campo dei Golden State Warriors con il punteggio di 127-123 e salendo in testa al West Group C. In una serata dal ritmo altissimo e dal sapore quasi playoff, a prendersi la scena è il rookie Caleb Love, autore della miglior prestazione della sua giovane carriera NBA.
Caleb Love, il rookie che non ha paura
Love chiude con 26 punti, con percentuali importanti dall’arco e soprattutto con la freddezza di chi sembra abituato da anni a giocare partite del genere. Nel finale, quando i Warriors cercano l’ennesima rimonta delle loro, è proprio lui a piazzare le triple che gelano il pubblico di San Francisco e tengono i Blazers sempre un passo avanti.
Niente timore reverenziale, nessun freno: Love attacca, spara da tre, regge la pressione del Chase Center e si prende, di fatto, la copertina della notte.
Avdija, Clingan e la forza del collettivo
La vittoria di Portland, però, è anche il frutto di un lavoro corale di altissimo livello:
- Deni Avdija affianca Love a quota 26 punti, ma soprattutto si esalta come facilitatore con una valanga di assist e tanta presenza a rimbalzo.
- Il lungo Donovan Clingan domina l’area con una doppia doppia da 22 punti e 10 rimbalzi, trasformando in punti ogni palla scaricata vicino a canestro.
- Toumani Camara aggiunge 20 punti di energia pura, tagli, corse in transizione e difesa su più ruoli.
- Sotto i tabelloni, Robert Williams III è il solito fattore: rimbalzi, intimidazione al ferro e presenza fisica.
- Dalla panchina spunta anche la miglior prestazione stagionale di Sidy Cissoko, che porta in dote 15 punti e tanta aggressività.
Uno dei dati chiave è proprio il controllo dei rimbalzi e dei secondi possessi, con i Blazers più presenti sotto i tabelloni rispetto a Golden State e bravi a convertire in punti quasi ogni extra opportunità.
Il capolavoro di Curry non basta ai Warriors
Sul fronte Warriors, la partita di Stephen Curry è l’ennesima dimostrazione del suo talento infinito: 38 punti, una pioggia di triple e la sensazione costante che possa ribaltare il match in qualunque momento.
Attorno a lui arrivano anche le buone prove di Jimmy Butler III, Brandin Podziemski, Draymond Green e Moses Moody, tutti in doppia cifra. Nonostante ciò, Golden State paga caro:
- la mancanza di controllo a rimbalzo,
- diversi blackout difensivi sul perimetro,
- qualche rotazione tardiva sui tiratori di Portland.
Il risultato è una sconfitta che fa male, soprattutto perché arriva davanti al proprio pubblico e in una gara che pesava parecchio all’interno del girone di NBA Cup.
Il film della partita
Portland parte forte, dettando ritmo e intensità. Golden State si affida a Curry, che nel secondo quarto si accende e riporta i suoi a contatto.
Nel secondo tempo il match si trasforma in un continuo botta e risposta: ogni strappo dei Blazers viene ricucito dai Warriors, fino al parziale decisivo nell’ultimo quarto, quando:
- una tripla di Love,
- seguita dai liberi di Avdija,
scava un piccolo solco. Golden State rientra più volte fino al -1 e al -2, ma ogni tentativo di sorpasso viene respinto dalle giocate pesanti dei giovani Blazers, ancora con Love protagonista dall’arco.
Blazers in controllo del girone, Warriors in bilico
Il successo assume ancora più valore se si considera che Portland era priva di due pedine importanti come Jrue Holiday e Shaedon Sharpe. Nonostante le assenze e una serie negativa in regular season, la squadra trova la serata perfetta nella partita più delicata del girone.
Per i Warriors arriva invece la prima sconfitta interna nell’NBA Cup e un colpo alle ambizioni di qualificazione alla fase a eliminazione diretta.
Portland, al contrario, manda un segnale chiaro: è una squadra giovane, sfacciata, con diversi interpreti pronti a esplodere. E se Caleb Love continuerà a reggere palcoscenici del genere, i Blazers potrebbero diventare una delle sorprese più interessanti di questa nuova competizione.

