Secondo il Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, il professionismo femminile potrebbe avere la sua legge entro gennaio 2021. Lo ha annunciato lo stesso Ministro intervenendo, in collegamento, durante un evento digital sulla parità di genere. Un atto che lo sport femminile sta aspettando da molto tempo, sul quale si è sollevata una maggiore attenzione internazionale dopo i campionati di calcio femminile disputati a giugno 2019 in Francia. Una vetrina che ha virtualmente collegato diversi momenti di protesta, e richieste verso i Governi, di un riconoscimento del professionismo femminile. Soprattutto nel calcio si percepisce chiaramente la disparità di trattamento economico. Ma la richiesta delle donne sportive di tutte le discipline non si ferma all’aspetto salariale. Le istanze da più parti arrivano soprattutto per il riconoscimento di diritti che vanno dal trattamento contributivo a fini pensionistici, alla tutela per i congedi maternità al pari di altre professioni.

L’intervento del Ministro Spadafora

«Sul professionismo femminile ci siamo, una volta approvate queste norme in Consiglio dei Ministri c’è un iter, che dovrebbe durare due mesi, quindi a gennaio 2021 il professionismo femminile sarà legge». Così si è espresso il Ministro Spadafora durante il suo intervento.

«Avevamo ereditato una legge delega dal precedente governo che dava la possibilità di realizzare dei decreti legislativi sul tema dello sport. Prosegue il Ministro – I lavori si sono rallentati, ma siamo in dirittura d’arrivo e mi auguro che non oltre la prossima settimana si possa andare in Consiglio dei ministri e approvare questi decreti elaborati con tutte le forze politiche, con le istituzioni dello sport e con tutte le atlete».

Lo sport e il professionismo femminile

Il provvedimento in questione è parte della Riforma dello Sport. Un disegno di legge collegato alla legge di bilancio 2019, che indica disposizioni di ordinamento sportivo, professioni sportive e misure di contrasto alla violenza, approvato dal Consiglio dei Ministri il 31 gennaio 2019. L’iter legislativo, che è giunto quasi alla fine del suo percorso, ha tra gli obiettivi finali quello di “riformare e riordinare le disposizioni in materia di enti sportivi professionisti e dilettantistici, nonché del lavoro sportivo”. Così come si legge in un comunicato pubblicato sul sito ufficiale del Dipartimento per lo Sport in data 1 febbraio 2019.

Spadafora: si al professionismo nel calcio femminile

Un riconoscimento che andrebbe finalmente a colmare un vuoto normativo che rende difficile per le donne conciliare l’attività sportiva ad alti livelli con altri impegni necessari al sostentamento. Va da sé, infatti, che un’atleta che si allena 6/8 ore al giorno ma che non percepisca uno stipendio adeguato, si trovi nell’impossibilità materiale di praticare alcuna altra professione e , come già accennato, di aspirare ad avere un rapporto contributivo e godere di tutti i diritti degli altri lavoratori.

Sara Gama, l’intervista e il professionismo ancora lontano

Lo sport è si divertimento, attività ludica ma se praticato a livello agonistico diventa una professione. Lo è già per gli uomini, sembra che ora finalmente arrivi il professionismo femminile. Un bel passo avanti.

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