Nel tennis la tecnica conta, la preparazione atletica anche. Ma spesso la differenza tra un buon match e una partita “buttata via” si gioca altrove: nella testa. Pressione del punteggio, errori che pesano, dialogo interno che si accende nei momenti chiave: il tennis è uno sport di dettagli e decisioni rapide, dove la mente può diventare il principale alleato… oppure il primo ostacolo.
È su questo che mette l’accento Aspria Harbour Club (zona San Siro, Milano), accendendo i riflettori su una componente spesso sottovalutata della performance: la preparazione mentale. E lo fa attraverso i consigli di Nikola Sabolek, Direttore Tecnico dell’Aspria Tennis Academy, che propone un approccio concreto per allenare concentrazione, resilienza e gestione emotiva sul campo.
Restare nel presente: l’“ancora” che riporta il focus sul punto successivo
Uno degli errori più comuni nel tennis è giocare nel passato (l’errore appena fatto) o nel futuro (il punto che potrebbe arrivare). In entrambi i casi si esce dal presente, cioè dall’unico luogo in cui si può davvero incidere.
Secondo Sabolek, una strategia efficace è affidarsi a una vera e propria ancora fisica: un gesto semplice e ripetibile che aiuta a “resettare” la mente e riportare l’attenzione sul gioco. Può essere:
- sentire il contatto dei piedi sul campo
- stringere la racchetta in modo consapevole
- sistemare le corde o ripetere un piccolo rituale
- focalizzarsi sul respiro
Azioni apparentemente minime, ma utili per interrompere il rumore mentale e tornare subito operativi, punto dopo punto.
Gestire l’errore: perché la mindfulness è un’alleata in campo
Nel tennis l’errore non è un’eccezione: è parte del gioco. La vera differenza non sta nel non sbagliare, ma nel come si reagisce dopo aver sbagliato. Qui entra in gioco la mindfulness, pratica sempre più diffusa anche in ambito sportivo perché allena la capacità di restare presenti, riconoscere le emozioni senza farsi travolgere e riportare l’attenzione su ciò che è controllabile.
In campo, la mindfulness funziona come un interruttore: spegne il loop del pensiero (“come ho potuto sbagliare”, “sto perdendo”, “non ce la faccio”) e riporta il focus su elementi concreti:
- respiro
- routine
- sensazioni corporee
- gesto tecnico essenziale del punto successivo
Allenare questa abilità aumenta la tolleranza alla frustrazione e permette di trasformare la tensione in energia utile, favorendo decisioni più lucide nei momenti di pressione.
Il respiro come strumento di controllo
Tra gli strumenti più immediati c’è la respirazione: regolare il respiro aiuta a rientrare nel corpo, a ritrovare lucidità e a spezzare la reazione automatica allo stress. Nel tennis, dove tutto può cambiare in due punti, questa micro-azione diventa una risorsa enorme.
Riconoscere i segnali della pressione: quando il corpo “parla”
Quando la mente prende il sopravvento, il corpo manda segnali chiari. Saperli intercettare in tempo è fondamentale, perché spesso il calo mentale arriva prima del calo tecnico.
I segnali più comuni includono:
- respiro corto e alto (centrato nel petto)
- rigidità a spalle, collo, avambracci e arti
- tempi che cambiano tra un punto e l’altro (troppo lunghi o troppo rapidi)
A volte la pressione si manifesta anche come fretta: si accelera tutto, si decide in modo superficiale, si “scappa” dal punto. Sabolek racconta che, da giocatore, riconosceva la perdita di lucidità da due indicatori: aumentava la velocità tra un punto e l’altro e il dialogo interno diventava più intenso. Da allenatore, invece, osserva postura, respiro e piccoli cambiamenti nello swing: segnali sottili, ma rivelatori.
Rituali e routine: stabilità mentale senza scaramanzia
I rituali pre-partita e i gesti ripetuti durante il gioco possono essere un grande aiuto perché creano continuità mentale. Ridurre l’incertezza significa anche ridurre lo stress: una routine personale mantiene l’attenzione su ciò che è controllabile, aiutando l’atleta a restare centrato.
La chiave è trovare un equilibrio: una routine efficace è utile, ma deve rimanere flessibile, altrimenti rischia di trasformarsi in scaramanzia. Nei momenti di difficoltà, anche piccoli accorgimenti fisici possono riportare equilibrio e sicurezza:
- esercizi di respirazione
- saltelli sul posto
- passi rapidi
- focalizzazione sul contatto dei piedi con il terreno
Sono azioni che riconnettono corpo e mente in modo immediato, riportando il giocatore nel “qui e ora”.
Allenare la mente è allenare la vita
Alla fine, la preparazione mentale nel tennis non riguarda solo la partita. Significa sviluppare responsabilità, resilienza e capacità di prendere decisioni sotto pressione: competenze che si trasferiscono anche nella vita quotidiana e professionale.
È la filosofia che Aspria Harbour Club porta avanti: uno stile di vita attivo e consapevole, dove lo sport diventa strumento di benessere e crescita personale. Perché nel tennis, come nella vita, non vince chi non sbaglia: vince chi sa rimanere presente, ripartire e scegliere con lucidità, anche quando la pressione sale.

