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Al Unser Sr: addio a Big Al

Il mondo delle corse IndyCar è in lutto per la scomparsa di Al Unser Sr. A dare la triste notizia è l’Indianapolis Motor Speddway, il cui autodromo ha contribuito a far brillare la stella di “Big Al”. Il membro della celebre famiglia Unser aveva 82 anni, e negli ultimi 17 stava combattendo contro un male incurabile. Insieme al fratello Bobby (anche lui scomparso) ed al figlio Al Unser jr, Al Sr ha scritto pagine indimenticabili della storia del motorsport made in USA. Nella sua carriera conta due titoli CART e quattro vittorie alla 500 miglia, entrando nella ristretta cerchia di super campioni assieme ad AJ Foyt, Rick Mears ed Helio Castroneves.


La IndyCar da l’addio a Bobby Unser


Chi era Al Unser Sr?

Nato nel 1939 ad Abuquerque, New Mexico, Alfred Unser aveva seguito le orme del padre Jerry e dello zio Louis, entrambi piloti. Seguì inoltre i suoi fratelli maggiori, Jerry jr (morto a Indy nel 1958) e Bobby. Al corse la prima gara nel 1957, all’età di 18 anni. Dopo vari trascorsi tra midget e modified, nel 1965 prese parte alla sua prima 500 miglia di Indianapolis. Tra i rookie di quella edizione citiamo Mario Andretti e il driver di Formula 1 Masten Gregory. Terminò la gara in nona posizione. Vinse la prima 500 nel 1970, per poi concedere il bis l’anno dopo. Nel 1972 stava per fare tripletta, ma fu sconfitto da Mark Donohue e dal Team Penske. Il tris lo concesse nel 1978, al termine di un duello intenso con Danny Ongais. La rottura del motore dell’hawaiano fu decisiva per il risultato finale. Nel 1983 firmò con il già citato Team Penske, conquistando il primo titolo IndyCar. Ci riuscì grazie alla costanza, con una sola vittoria ma tanti piazzamenti in top five. Gli mancò la vittoria ad Indianapolis, dopo un duello intenso con Tom Sneva, e con l’aiuto del figlio Al Jr, doppiato, che ostruì il passaggio a Sneva. Al Sr conquistò il secondo titolo IndyCar nel 1985, lottando contro il figlio fino all’ultima gara. Il 1986 fu il suo ultimo anno full time, dopodiché Penske decise di non rinnovare il suo contratto. La sua carriera intraprese il viale del tramonto, ma non prima di un ritorno di fiamma.

Una quarta da ricordare

nel 1987 Unser si accontentò della sola presenza ad Indianapolis, ma non aveva un contratto in mano. Il caso volle che Penske perse uno dei suoi piloti, Ongais, rimasto vittima di un brutto incidente nelle prove. L’hawaiano riportò una commozione cerebrale, e non poté prendere parte alla gara. Capitain Roger ingaggiò Big Al per l’evento, ma entrambi scoprirono che il telaio “fatto in casa” non era competitivo. Su richiesta del pilota, la squadra riprese la March Cosworth utilizzata l’anno prima, esposta nella Hall dello Sheraton Hotel di Reading, Pennsylvania. Qualificatosi 20esimo, Sr approfittò dei guai altrui per risalire la china, ultimo dei quali lo stallo del motore di Roberto Guerrero durante il pit stop, al giro 185. Il colombiano regalò così il successo al veterano, che fece poker inaspettatamente. Fu il canto del cigno per la carriera di Big Al, che negli anni successivi dovette accontentarsi di presenze incolori con macchine di terza fascia. Con la sola eccezione del 1992, anno in cui sostituì l’infortunato Nelson Piquet in seno al Team Menard. In un’edizione dalle temperature glaciali (12 gradi nell’aria!), Al Sr finì terzo nel giorno del primo successo di Al Jr. Nel 1994 annunciò il ritiro, aprendo il museo dedicato alla famiglia nella natia Albuquerque. nel 2004 gli venne diagnosticato il tumore per la prima volta, dando il via ad una battaglia durata 17 anni. Le nostre più sincere condoglianze alla sua famiglia ed ai suoi amici.