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La MotoGP si espande ancora: la prossima frontiera è il Kazakistan

La MotoGP continua la sua politica di espansionismo, dall’India al Kazakistan. Con un comunicato stampa, la Dorna ha annunciato che nel 2023 il paese asiatico ospiterà un Gran Premio, sul circuito di Sokol. La prossima stagione sarà l’inizio di un accordo che durerà ben cinque anni. Il Kazakistan diventa la 30esima nazione ad accogliere il motomondiale, e farà allargare il calendario della prossima stagione oltre le venti tappe. La lista ufficiale non è ancora resa pubblica, anche se già sappiamo la data di partenza, il 26 marzo, data del GP del Portogallo.


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La MotoGP approda in Kazakistan: dove si correrà?

Il circuito di Sokol sorge a 76 Km da Almaty, l’antica capitale della Repubblica sovietica. Il proprietario della struttura è Alijan Ibrahimov, titolare della Eurasian Resources Group specializzata nel settore minerario. Ibrahimov è uno degli uomini più ricchi del paese. Per la realizzazione del circuito, iniziata nel 2012, ha assunto nientemeno che Hermann Tilke per la sua progettazione. Il layout ricorda per certi versi quello del Bahrain, con tre rettilinei, staccate forti ed alcuni tratti guidati. Il circuito misura 4,495 Km e conta 12 curve. La costruzione dell’impianto ha subito numerosi ritardi e problemi di natura economica: nel 2019 era stato completato solamente il kartodromo adiacente, e poche altre strutture. La pandemia ha ulteriormente rallentato i lavori, e non sappiamo esattamente se la pista sia stata ultimata. Ma c’è un altro problema, ben più grave.

Il problema della sicurezza

Una domanda che Dorna dovrebbe porsi è: è sicuro correre in Kazakistan? Stiamo parlando di un paese che sta vivendo una fase di estrema instabilità politica. Nel gennaio di quest’anno la nazione è stata infiammata da un’ondata di proteste alimentata dai rincari dell’energia elettrica. Gli scontri di piazza hanno causato almeno 164 morti, secondo le fonti ufficiali. Le proteste hanno causato l’allontanamento di Nursultan Nazarbayev, l’uomo che da quarant’anni ha governato il paese con un regime autoritario (anche se in realtà è andato in “pensione” nel 2019). Pochi giorni fa la capitale, chiamata Nur-Sultan in onore di Nazarbayev, ha ripreso il vecchio nome di Astana. Ancora oggi la situazione è tutt’altro che tranquilla: Dorna si rende conto dei rischi che farà correre al suo paddock?