By John Dynan - Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17085128

Buon compleanno, Marco Simoncelli. Il campionissimo romagnolo della MotoGP avrebbe compiuto oggi 33 anni. Ma se fosse ancora qui, non avrebbe mostrato i segni del tempo che avanza, ma avrebbe mantenuto quell’aspetto fanciullesco che lo contraddistingueva. Perché il Sic era un eterno ragazzo, che amava divertirsi e divertire. E che non si prendeva mai troppo sul serio.

Un talento (non) precoce

Cresciuto nell’ambiente delle minimoto, assieme ad altri talenti italiani come Mattia Pasini e Andrea Dovizioso, Marco Simoncelli non fu mai un talento che sbocciava al momento. Nella sua carriera aveva sempre bisogno di un periodo di apprendistato prima di mostrare le sue grandi doti. Nei suoi anni della 125, dal 2003 al 2005, il pilota di Coriano vinse solo due gare, di cui una sul bagnato (Jerez 2004). La sua altezza lo penalizzava, e non ebbe mai a disposizione una moto ufficiale al 100%.

Il passaggio alla 250 nel 2006 fu problematico. Alternava buone prestazioni a parecchie cadute, ma soprattutto non legava con il team Gilera. Fu così che nel 2007 gli assegnarono un nuovo capotecnico, Aligi Deganello. La sintonia tra i due fu immediata, e Marco fece quel salto di qualità che gli serviva per diventare grande. Nel 2008, dopo un inizio stentato e due cadute, SuperSic divenne una macchina da guerra: 6 vittorie, 7 pole position ed il mondiale con una gara d’anticipo. Era diventato un fenomeno vero.

Il 2010 fu l’anno del salto in MotoGP, con la Honda del team Gresini. Il livello mostruoso della top class non permetteva di ambire a grandi risultati con la sua RC212V satellite, ma poteva contare su persone care. Aligi Deganello lo aveva seguito dalla 250, e l’intesa con il nuovo boss Fausto Gresini era perfetta. C’era poi Valentino Rossi, che per Marco era molto di più del modello da imitare. Era un amico, un compagno di merende, un fratello maggiore. Grazie a questo ambiente, Simoncelli progredì in maniera costante, sfiorando il podio nelle ultime gare e chiudendo la stagione con un discreto ottavo posto.

Nel 2011 Marco stava mostrando ancora dei miglioramenti. Arrivò la prima pole position a Barcellona, bissata subito dopo ad Assen. A Jerez sul bagnato scivolò mentre stava per avviarsi verso la prima vittoria. Non mancarono gli scontri in pista e fuori, come il contatto con Dani Pedrosa a Le Mans, che gli costò un ride through, il primo podio e tante critiche dagli spagnoli. Per salire sul quel podio dovette attendere il GP di Brno, quando finì terzo. A Phillip Island ottenne il miglior risultato in carriera, secondo, una settimana prima di Sepang.

E sulla pista malese Simoncelli chiuse involontariamente il suo ciclo. Al secondo giro stava tentando disperatamente di rialzare la sua Honda, quando venne centrato accidentalmente da Rossi e da Colin Edwards. La sua vita finì lì.

La sua eredità

Oggi Marco Simoncelli non è più tra noi, ma la sua memoria è più viva che mai. Il suo talento e l’amore per le due ruote oggi sono riflessi dall’attività del team fondato da suo padre Paolo, il Sic 58 Squadra Corse. Questa scuderia in pochi anni è diventata un riferimento nel mondiale Moto3. La sua generosità, invece, trova spazio nella fondazione che porta il suo nome. Oltre ad organizzare eventi in memoria di Marco (come l’ormai celebre Spurtlèda 58, gara di kart che si svolge in occasione del GP di Misano) c’è anche la statua ed il museo visitabili a Coriano. Senza poi dimenticare il progetto “Casa Simoncelli”, una struttura che si occupa della riabilitazione di pazienti con gravi disabilità. Il circuito di Misano dal 2012 è ribattezzato Misano World Circuit Marco Simoncelli.

I numeri della carriera di Marco Simoncelli: https://www.motogp.com/it/riders/Marco+Simoncelli

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