mondiali femminili

E’ di pochi giorni fa la notizia che la Federazione Italiana Gioco Calcio sarebbe disponibile a valutare l’idea di giocare i Mondiali femminili FIFA ogni due anni anzichè ogni quattro. Una proposta partita dal Presidente della federazione francese Le Graet ripresa con un certo interesse dal presidente FIFA, lo svizzero Gianni Infantino.

Secondo quanto riportato dal sito ufficiale della federazione internazionale, il Presidente avrebbe dichiarato: “Con Francia 2019, abbiamo avuto oltre 1 miliardo di telespettatori in tutto il mondo e alcuni risultati incredibili in paesi in cui normalmente il calcio femminile non è ancora vicino a quello maschile, come l’Italia, il Brasile o l’Inghilterra. Questo enorme successo ha innescato alcune proposte sulle quali stiamo già lavorando”. 

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Inoltre, il presidente (Noël) della Federazione francese (Noël) Le Graët ha presentato una proposta che è passata inosservata: giocare la Coppa del Mondo femminile FIFA ogni due anni anziché quattro. Ciò genererebbe benefici e slancio che si adattano esattamente a ciò di cui il gioco femminile ha bisogno in questo momento. È qualcosa di cui dovremmo discutere

Già, sicuramente il successo della passata manifestazione può indurre a considerare di aumentare la frequenza di questo tipo di eventi che, anche supportati da un certo ritorno mediatico consentirebbero di far crescere il movimento del calcio femminile anche in quei Paesi dove ora si fa più fatica. In questa ottica sembra positiva anche la seconda possibilità prospettata, quella di “Campionati Transnazionali” come il progetto su cui stanno lavorando Belgio e Olando.

Al riguardo, sempre Infantino, ha dichiarato :  “Dobbiamo essere aperti a questo tipo di soluzione. Ad esempio Belgio e Olanda stanno già discutendo della possibilità di organizzare il campionato del Benelux. E’ una possibilità che abbiamo sempre respinto negli ultimi 20 anni perchè ci siamo sempre basati sui campionati nazionali, ma tante squadre sognano di diventare le migliori. Possiamo fare qualcosa per loro senza togliere nulla a quelle che sono già al top. Non si tratta di togliere qualcosa a qualcuno, casomai di dare a chi ha un po’ di meno. Siamo pronti a discutere con tutti di questa situazione“. 

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Non si parla di risvolti negativi, e al momento non sembrano esserci state critiche rilevanti dagli addetti ai lavori. Possiamo però già chiederci come si possa riuscire a collocare tornei importanti come gli Europei in un contesto simile. Giocheremo manifestazioni internazionali ogni anno? E che tempi si potrebbero prevedere per le qualificazioni? Già dal 2023 ad esempio, i mondiali femminili saranno a 32 squadre. Quanto impegno porterebbe via la nazionale ai club di squadra? E, una volta innescato il meccanismo, quanto inciderebbe sulla condizione atletica in relazione alla maggiore frequenza di partite da giocare?

Tutti interrogativi che sicuramente attireranno l’attenzione di chi dovrà decidere in merito. Ricordiamo però che parallelamente alla crescita del settore sarà necessario mettere mano con più vigore a normative che portino a prevedere la completa parità di trattamento tra calciatori e calciatrici, che venga riconosciuta a queste ultime la condizione di professionismo che consenta di dedicare tutta la giornata alla sola attività sportiva, a quel punto considerata lavorativa a tutti gli effetti.

In attesa di seguire gli sviluppi aspettiamo la ripresa delle qualificazioni ad Euro 2021 per tornare a respirare aria di calcio giocato a livelli internazionali.

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