― Advertisement ―

spot_img

Rebelle Rally 2021: la livrea “al femminile” di Mitsubishi

Mitsubishi si prepara a gareggiare al Rebelle Rally 2021 e lo farà con una vettura dalla carrozzeria celebrativa. L'Outlander della casa automobilistica giapponese, infatti,...
HomeCalcioWalter Zenga: l'Uomo Ragno del calcio italiano compie 60 anni

Walter Zenga: l’Uomo Ragno del calcio italiano compie 60 anni

Giornata importante per il mondo dello sport e del calcio italiano. Infatti oggi, 28 aprile 2020, compie 60 anni Walter Zenga, uno dei portieri più talentuosi di sempre che, se da un lato ha scritto pagine importanti della storia dell’Inter, dall’altro rappresenta comunque un’istituzione e un patrimonio del settore calcistico nostrano, una di quelle leggende amate e apprezzate da tutti aldilà del tifo e delle maglie indossate in carriera, alla pari di altri grandi come Paolo Maldini, Roberto Baggio o Dino Zoff. Come ogni estremo difensore che si rispetti, l’ex giocatore milanese è stato indubbiamente un fuoriclasse nel suo ruolo, ma anche un uomo dalla spiccata personalità e a tratti anche controverso per la schiettezza e la decisione che ha mostrato prima come atleta e adesso come l’allenatore.

D’altronde, già la storia del suo ormai epico soprannome lo dimostra. Inizialmente era stato definito «Il Deltaplano» da Gianni Brera, il quale fin da subito ne notò e apprezzo l’innata apertura alare tra i pali. Ma poi tutto cambiò nel 1993, quando Arrigo Sacchi decise di estrometterlo dal giro della Nazionale italiana. Un giornalista allora fermò il portiere dell’Inter alla Pinetina e gli chiese proprio di quella esclusione e Zenga, dal canto suo, rispose intonando una versione rivisitata per l’occasione di una famosa canzone degli 883: «Hanno ucciso l’Uomo Ragno chi sia stato non si sa, forse Sacchi, Carmignani, Matarrese chi lo sa». E da quel momento, dopo la sua originale e sarcastica performance canterina, divenne per tutti l’Uomo Ragno.

Walter Zenga: com’è nato il soprannome Uomo Ragno.

L’Inter dello scudetto dei record del 1988-1989 e della Coppa Uefa 1990-1991 aveva in squadra tanti giocatori importanti ma soprattutto diversi beniamini dei tifosi come Nicola Berti o Aldo Serena. Eppure la vera icona di quel team è sempre stato lui, Walter Zenga, entrato nei cuori di tutti i sostenitori della Beneamata, seguito dai bambini che da grandi sognavano di volare tra i pali come faceva lui e amato dalle donne per quell’espressione da autentico guascone e il ciuffo ribelle che spostava semplicemente con un lieve soffio.

Walter Zenga: due volte miglior portiere del mondo

Gran parte della carriera di Walter Zenga è certamente legata alla sua lunga militanza interista (1982-1994), un’esperienza che l’ex portiere non ha mai dimenticato e della quale ancora oggi dice di avere «ricordi belli». E non ha mai nascosto che un giorno gli piacerebbe tanto poter diventare l’allenatore della Beneamata. Ma l’estremo difensore milanese ha saputo lasciare il segno anche in Nazionale: ai campionati del mondo del 1990 ha ottenuto il record di 517 minuti consecutivi di imbattibilità, e nonostante abbia avuto dei successori non di poco conto (Pagliuca, Peruzzi, Buffon… solo per citarne alcuni) nessuno è mai riuscito a batterlo. L’unico neo, un cruccio che ancora oggi porta con sé, l’uscita a vuoto sulla rete di Caniggia durante la semifinale con l’Argentina di Maradona.

Zenga è stato un portiere che ha fatto della velocità d’occhio e di mani i suoi punti di forza, e amava dare spettacolo esibendosi in parate e tuffi plastici in presa. E poi non disdegnava, dopo aver bloccato il pallone, di fermarsi un attimino ad ascoltare il pubblico del Meazza di San Siro che ad ogni suo intervento inneggiava a lui proprio come si fa solitamente quando l’attaccante della propria squadra del cuore segna un goal. Del resto, il suo talento è stato riconosciuto e apprezzato anche a livello internazionale: dopo aver vinto prima lo scudetto e poi la Coppa Uefa con l’Inter di Trapattoni, per due volte è stato nominato miglior portiere del mondo dall’International Federation of Football History & Statistics (IFFHS).

Walter Zenga è stato due volte miglior portiere del mondo.

Terminato il felice sodalizio con l’Inter, ha giocato nella Sampdoria e nel Padova, prima di tentare l’avventura negli Stati Uniti nel 1997 con la squadra del New England Revolution. Dopo aver appeso i guantoni al chiodo, l’Uomo Ragno del calcio ha provato diverse esperienze: ha realizzato un album musicale, ha scritto ben tre libri e ha lavorato come opinionista televisivo e telecronista. Ma il campo è sempre stato la sua passione, e così è diventato allenatore.

Zenga allenatore girovago

Se da calciatore Walter Zenga è stato soprattutto una bandiera dell’Inter, da allenatore invece possiamo dire che è una sorta di girovago, avendo già guidato numerose squadre e in diverse parti del mondo. È stato in Arabia Saudita, si è trasferito in Romania e in Serbia dove ha vinto due campionati. E poi c’è stato il debutto su una panchina italiana a Catania con ottimi risultati, mentre con l’altra squadra siciliana, il Palermo, la collaborazione è durata pochi mesi. Dopo aver guidato tante altre realtà come Sampdoria, Wolverhampton e Venezia, di recente è arrivata la grande opportunità del Cagliari.

Zenga nel marzo 2020 è diventato allenatore del Cagliari.

Il suo lavoro in Sardegna è purtroppo cominciato all’insegna del paradosso: ingaggiato il 3 marzo dal Cagliari al posto dell’esonerato Maran, in seguito al blocco di campionati nazionali e coppe europee per l’emergenza coronavirus, Walter Zenga non ha potuto ancora debuttare ufficialmente come nuovo tecnico dei rossoblu.

Ufficiale: Walter Zenga nuovo allenatore del Cagliari

Lui ovviamente in questi mesi ha allenato (prima sul campo e poi da lontano) i suoi nuovi calciatori, e quando gli viene chiesto come si sente in questa situazione a dir poco surreale, ripete «Sono pronto», facendo capire che non vede l’ora di cominciare a tutti gli effetti quest’ennesima esperienza e di mettersi alle spalle (come tutti) questi giorni duri e critici dettati dalla diffusione dell’epidemia.