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La stagione 2020 della WNBA era iniziata con una dedica. Quella al movimento “Black Lives Matter” e la lotta per la giustizia e l’uguaglianza delle giocatrici della WNBA, non si è mai fermata. Nemmeno ora che l’ex agente di polizia Derek Chauvin è stato condannato per l’omicidio di George Floyd. Mentre hanno riconosciuto la condanna come una vittoria nella lotta per la giustizia, hanno anche realizzato che il percorso non era completo. Ne è nato il rinnovo all’impegno nella ricerca della piena giustizia e uguaglianza da parte tanto delle giocatrici quanto delle società.

Dedicato a Black Lives Matter il weekend di apertura del WNBA 2020

Per tutta la stagione WNBA del 2020, le morti di Floyd, di Breonna Taylor e di altri neri americani uccisi dalla polizia sono state tenute al centro dell’attenzione dei tifosi e degli stessi giocatori in campo. Hanno avuto funzione di cassa di risonanza. Paure amplificate come anche le violenze e le ingiustizie vissute in modo eccessivo dai neri negli Stati Uniti, soprattutto nei rapporti con la polizia.

Chauvin è stato condannato per omicidio non intenzionale di secondo grado, omicidio colposo di secondo grado e omicidio di terzo grado. Questo, secondo le players della WNBA, rappresenta una visione di libertà e giustizia ancora lontana da raggiungere. Per questo continueranno ad adoperarsi nel tenre alta l’attenzione sulla questione.

Il risultato del processo può essere considerato sorprendente poiché si considera molto raro, negli Stati Uniti, che agenti di polizia vengano condannati anche se hanno avuto comportamenti violenti con esito mortale nei confronti dei neri americani. Ma proprio il senso di sorpresa e il conseguente sollievo per la condanna di un agente di polizia che ha ucciso un un uomo di colore in pieno giorno e davanti ad alcune telecamere, indicano che il lavoro da fare è ancora tanto.

Le parole dopo la condanna

A’ja Wilson, una delle migliori giocatrici, quando si è appresa la notizia della condanna, ha dichiarato: “Siamo grati che il verdetto di oggi abbia portato alla responsabilità, anche se secoli di razzismo sistemico permeano ancora la nostra società. La lotta per la giustizia e l’uguaglianza razziale continua. Le mie compagne di squadra e io, insieme a tutta la WNBA, non ci fermeremo fino a quando le parole della figlia di George Floyd, Gianna, diventeranno realtà: “Papà ha cambiato il mondo”.

Parole che hanno scatenato la solidarietà di molti colleghi, affidata ai social. Operazione che ha dato spunto anche alla WNBA e alle sue organizzazioni per moltiplicare gli impegni in merito a iniziative di giustizia sociale.

C’è ora attesa per vedere come proseguirà l’impegno delle giocatrici WNBA. Il Consiglio per la giustizia sociale intraprenderà un’altra “stagione di patrocinio” e continuerà a lavorare “per combattere l’ingiustizia razziale e promuovere i diritti di voto, sostenere l’uguaglianza di genere e la difesa LGBTQ + e promuovere iniziative di salute pubblica. “

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