Potrebbe accadere. Dopo l’affermazione del World Rugby, l’organo di governo che comprende ben 120 sindacati nazionali. Le donne trans, ha affermato, avrebbero vantaggi significativi rispetto alle donne cisgender. Da questo deriverebbe la possibilità che le donne trans non possano essere ammesse a giocare partite di rugby femminile. E sarebbe anche la prima federazione sportiva a sancire un simile divieto.

La questione sollevata avrebbe fondamento in una ricerca. Secondo quanto emerso, una donna cisgender, in un corpo a corpo con un’atleta trans, esisterebbe un rischio di lesioni più elevato del 20/30%. Il web site “The Guardian”, avrebbe messo gli occhi su una bozza della proposta di divieto che conterrebbe, tra le altre, queste indicazioni. Come il possibile vantaggio fisico delle donne trans. Ovviamente, è stato indicato che qualora si modificassero le basi su cui poggia il documento, tale divieto sarebbe rivisto e modificato.

L’anomalia sta però nel diverso trattamento che viene riservato agli uomini trans. Per loro non vige alcun divieto ma si sottopone ad un esame fisico e firma una liberatoria che esprire il consenso personale.

Le nuove linee guida nel rugby femminile

Tutto questo nonostante anche le rugbiste trans si debbano sottoporre ad una serie di controlli e analisi per poter giocare a nella sezine femminile. Le linee guida da seguire sono state introdotte nel 2003 e prevedevano che venisse confermato il genere femminile, che i livelli di testosterone rimanessero al di sotto di una certa qualntità per almeno i due anni precedenti e che l’atleta si identificsse come genere femminile da almeno 4 anni. La modifica, nel 2015, delle linee guida più che risolvere ha portato nuove polemiche tra coloro che osteggiano il mondo trans. Non è più necessario sottoporsi ad un esame che attesti il genere e i livelli di testosterone possono essere più bassi e nell’arco di un solo anno.

In merito è intervenuta Louisa Wall, attualmente membro del Parlamento della Nuova Zelanda che è stata anche membro del sindacato di rugby quando era in attività come giocatrice:

“Dobbiamo consentire alle donne trans di essere viste come donne e quindi di partecipare pienamente alle attività delle società femminili, in quanto donne”, ha dichiarato. “Sono d’accordo sul fatto che ci sia una differenza tra atleti di sesso maschile e atlete di sesso femminile. Ciò che vogliamo è che le persone trans possano partecipare alle più alte competizioni della nostra società e voglio anche sottolineare, come non siano previste restrizioni sui trans uomini che competono in quanto uomini”

Decisioni che sembrano essere state prese in autonomia dal World Rugby senza la consultazione delle parti interessate. Secondo quanto afferma la campionessa australiana di rugby Caroline Layt, la World Rugby non avrebbe infatti mai consultato le donne trans durante l’elaborazione del progetto di proposta.

Cosa pensa l’International Gay Rugby

Non poteva ovviamente mancare anche la voce dell’Associazione Internazionale Rugby Gay (IGR) che ha commentato tramite il il suo presidente Karl Ainscough-Gates:

“È molto sorprendente vedere la svolta restrittiva che ha preso questa revisione delle linee guida, specialmente con la mancanza di ricerca che è stata condotta. Il rugby è sempre stato un modello sportivo per la diversità e l’inclusione. Lavoreremo con World Rugby per mantenere tali impegni e garantire che il rugby rimanga un ambiente accogliente e aperto anche agli atleti transgender”.

A supporto di quanto affermato da Karl Ainscough-Gates, la questione ha trovato ampio sostegno trai i giocatori e i tifosi delle squadre di rugby di tutto il mondo che hanno voluto affidare al mondo social i messaggi di solidarietà e vicinanza alle giocatrici di rugby trans gender.

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