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Ferrari spy story, ci risiamo?

Una nuova spy story ai danni della Ferrari. Il clamoroso retroscena di Giorgio Terruzzi del Corriere della Sera potrebbe gettare nuovamente nel fango il mondo della F1, con una spy story bis 13 anni dopo, anche stavolta ai danni della scuderia di Maranello.

Alla base c’è l’assoluta inadeguatezza di una Federazione incapace di fare regole chiare e soprattutto di farle rispettare.

La storia parte all’indomani del GP d’Italia del 2019. Il motore Ferrari è potente, potentissimo, tanto da far rimanere dietro Lewis Hamilton, incapace di superare Charles Leclerc in scia col DRS. La concorrenza non ci sta: si lanciano accuse alla Ferrari, colpevole di lavorare in quelle zone indecifrabili, le cosiddette zone grigie, al cuore della PU. Zone grigie che sono alla base della F1, dove tutti i team si spingono.

Qui però, secondo il Corriere della Sera, avviene il fattaccio: nell’autunno sarebbe avvenuto una chirurgica operazione di spionaggio industriale, innescata da un team antagonista, con la complicità di un importante dipendente Ferrari. Ad ammetterlo sarebbe un tecnico stesso della Federazione Internazionale. Attenzione però, perchè la modalità per ottenere quelle informazione, sarebbe illecita. La FIA è ben consapevole che tutti i motoristi lavorano oltre il limite e quindi scavando ben oltre la zona grigia. Ma per gli stessi tecnici della Federazione Internazionale sarebbe impossibile verificare in profondità ciò che accade nelle officine, salvo appunto, le soffiate. Tutto ciò garantisce ai team di viaggiare indisturbati aumentando notevolmente la potenze delle power unit. Per determinare dunque un infrazione, servono prove, ma queste sono impossibile da far emergere, se non quindi grazie a spie o confessioni. Difatti, anche nel caso della Ferrari non si è arrivati a scoprire delle irregolarità. Le informazioni tuttavia, sono servite per imporre a Mattia Binotto un compromesso, il famoso “patto segreto“. Tale accordo ha fatto inalberare i team rivali, ma la realtà è che l’unica ad averci rimesso è stata proprio la Ferrari.

Il tecnico della FIA conferma che l’unico motore “pulito” ad oggi sia proprio quella della Ferrari, dopo essere stato rivisitato completamente, anche per non rischiare problemi di affidabilità.

La credibilità della FIA dunque è realmente messa a rischio. Il team dei motori è simile a quello della Racing Point. Chi lavora in F1 è consapevole che copiare un’altra macchina, grazie a delle semplici foto, è fantascienza. La FIA ha anche candidamente ammesso di non aver controllato i condotti dei freni, tema su cui si era incentrato il reclamo Renault. Ulteriori dubbi dunque sulla regolarità non solo di questo campionato, ma dell’intera era ibrida. Nel 2022 ci si potrebbe ritrovare con una Mercedes W12 e ben tre vetture W11 regalate ai team clienti quali Racing, McLaren e Williams.

La F1 decidere il proprio futuro: reale competizione o monomarca Mercedes?

Ma soprattutto, se venisse confermata una nuova spy story ai danni della Ferrari, la credibilità sarebbe davvero persa.

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