indycar 2020 texas motor speedway
By Michael Barera, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=79582675

Il mondo delle corsa USA prova a ripartire. Mentre la NASCAR elabora un piano per riprendere l’attività dopo lo stop forzato, anche la IndyCar pensa a come fare. L’idea che va per la maggiore è di disputare almeno le prime gare a porte chiuse, ma non tutti sono d’accordo. Infatti, in data odierna il manager del Texas Motor Speedway Eddie Gossage ha espresso parere negativo sul disputare la gara IndyCar senza il pubblico.

In un’intervista a Motorsport.com, Gossage ha ribadito che la Genesys 600 non si correrà senza spettatori. La ragione sta nei proventi dei diritti TV, ormai una necessità per sopravvivere nel costoso mondo delle corse. In NASCAR, i gestori delle piste ricevono fino al 65% dei proventi dalle trasmissioni televisive. In IndyCar questo non accade, il che significa che i circuiti guadagnano solo grazie ai biglietti. Correre la IndyCar a porte chiuse è soprattutto un problema economico per il Texas Motor Speedway.

Nella stessa intervista, Gossage ha anche parlato dei programmi futuri. La Genesys 600 è confermata per il 6 giugno, salvo nuove disposizioni dell’autorità in una situazione che lui stesso ha definito fluida. Ha inoltre rilanciato l’idea delle concomitanze con la NASCAR, cosa che a suo parere darebbe beneficio ad entrambe le parti. Il doubleheader tra monoposto e stock car non è una novità: negli anni ’90 capitava spesso che le serie NASCAR coabitassero con la Indy in uno stesso weekend. Nella bozza del calendario 2020, appena rivista, il GP d’Indianapolis si svolgerà nello stesso weekend della Brickyard 400.

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