Kipchoge
Kipchoge: Foto via Twitter @ineos1:59challenge
Al Prater di Vienna impresa storica dell’atleta keniano che percorre i 42,195 km in meno di due ore. Mai nessuno ci era riuscito prima

Solo un uomo come Eliud Kipchoge, anzi superuomo se vogliamo usare termini nietzschiani, poteva abbattere il muro delle due ore sui 42, 195 km. Il campione olimpico e detentore del record mondiale questa mattina al Prater di Vienna si è reso protagonista di un’impresa storica e molto probabilmente inarrivabile.

Poco importa se il crono finale – 1h 59′ 40”non verrà omologato come nuovo primato perché la prova disputata sulle strade austriache era al di fuori dei parametri riconosciuti dalla IAAF.

In fin dei conti queste sono e rimarranno sottigliezze, poiché questa è un’impresa senza precedenti nella storia dell’atletica mondiale.

Una preparazione alla gara meticolosa, una superficie scelta ad hoc per l’evento, un aiuto anche dalla tecnologia per rendere questa giornata memorabile.

Dopo il tentativo fallito due anni fa sulle strade italiane di Monza, questa volta il 34enne keniano e primatista mondiale non aveva alcuna intenzione di fallire.

La prova con la storia è partita alle ore 8:15 di questa mattina, quando il consueto colpo di pistola ha dato il via a Ineos 1:59 Challenge – nome designato del tentativo, in onore del colosso mondiale della chimica che ha sostenuto il progetto –

Un percorso che si protraeva per 9,6 km, su una strada completamente pianeggiante con due curve a fare da capolino al cuore verde della capitale austriaca.

A partire insieme a Kipchoge c’erano anche altri sei atleti, il primo di diversi gruppi di lepri designate. Tutti di nazionalità diverse, con nomi di prim’ordine annessi: tutto ciò a sottolineare come questo evento sia planetario.

Eliud indossa una canottiera bianca con pantaloncini neri, i suoi scudieri invece, per ovvi motivi di contrasto, vestono interamente di nero.

Già dalle prime battute l’azione di Kipchoge pare devastante: movimenti soavi e una falcata repentina già dettano i ritmi delle operazioni.

In sua compagnia c’è anche un raggio laser di colore verde proiettato sull’asfalto viennese da un’ auto elettrica posta poco dinanzi a lui, allo scopo di mostrare al pluricampione olimpico l’andamento della maratona.

A fianco anche un paio di ciclisti, pronti ad aiutarlo in caso di necessità, con una vasta tecnologia sui manubri delle loro bici per fornire a Kipchoge le borracce dei rifornimenti.

Infatti nonostante le condizioni climatiche siano buone, l’alta umidità si fa sentire eccome. Ma un fenomeno come Kipchoge probabilmente non conosce stanchezza. Infatti crediamo che tutta questa macchina organizzativa creata per il lieto fine dell’evento non abbia migliorato minimamente la sua prestazione.

La sensazione che siamo ad un passo dalla storia la si avverte già dopo 25 km, quando il keniano transita abbondantemente al di sotto del primato mondiale che gli appartiene.

Passo svelto, nessun segno di fatica, falcata lunga ed elegante: Kipchoge si appresta a percorrere l’ultimo chilometro con una facilità disarmante e con il record a portata di mano.

Gli ultimi 500 metri sono poi una vera e propria passerella, con il keniano che dispensa sorrisi al festoso pubblico presente a bordo strada, venuto qui solo per assistere alla sua ennesima impresa.

Giunto con le braccia al cielo al traguardo, il superuomo keniano corre subito ad abbracciare la sua famiglia, che lo ha sempre sostenuto nell’inseguire questo riconoscimento.

1h 59′ 40”: il 12 ottobre 2019 Eliud Kipchoge ha riscritto la storia dell’atletica, diventando una vera e propria leggenda mondiale.

“Ci siamo riusciti. Ognuno nella vita se si prepara può raggiungere risultati impossibili. Oggi siamo andati sulla Luna e poi siamo tornati sulla Terra”.

Queste le parole del primo uomo nella storia a percorrere una maratona al di sotto delle due ore.

Ci sono voluti 65 anni per l’essere umano per scendere sotto i 4 minuti sul miglio, dopo che nel 1954 ci riuscì il britannico Roger Bannister.

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