Dopo 553 giorni, la Juventus lascia la vetta della classifica. Era da più di un anno e mezzo che i bianconeri erano al comando del campionato italiano, da soli o in coabitazione. La sbiadita prova della squadra di Sarri a Firenze, ha lasciato così spazio all’Inter di balzare in testa in classifica e ha consentito al Napoli di accorciare subito lo svantaggio, dopo la sconfitta di due settimane fa all’Allianz Stadium. Non si può certo parlare di crisi, per la Juve, ovvio. Nemmeno è arrivata una sconfitta. La sfida contro la Fiorentina è stata una partita giocata male, in cui, però, se avesse perso non ci sarebbe stato nulla da meravigliarsi.

I meccanismi del gioco di Sarri

A vedere queste prime tre partite di Campionato, gli uomini di Sarri non sembrano ancora avere assorbito le lezioni del loro tecnico. A parte il convincente primo tempo contro il Napoli, i bianconeri, hanno mostrato molte lacune, sull’applicazione dei vari schemi pretesi dal tecnico toscano.

In primis, Ronaldo, non sembra completamente inserito nel sistema di gioco e, Pjanic, continua a mostrare i suoi limiti, nelle vesti del leader di centrocampo. Il bosniaco, è vero, all’Artemio Franchi ha giocato solo un tempo (è uscito poi per infortunio), ma la percezione è che stenti parecchio a vestire i panni del leader, così come De Ligt, che nelle due sue uscite non ha mai convinto. La Juventus ha due squadre, ma non siamo del tutto sicuri che questi undici titolari, visti in queste prime tre giornate di campionato, saranno poi anche gli uomini che disputeranno l’intera stagione bianconera. Qualcosa Sarri dovrà rivedere nei suoi schemi. Non si può credere che Dybala starà tutto il tempo a marcire in panca, in attesa solo di far rifiatare El Pipa Higuain. E Ramsey e Betancur, non crediamo che saranno solo dei comprimari per il tecnico toscano.

Il fenomeno Conte

I nove punti in tre partite, per l’Inter di Conte, non rappresentano nessuna sorpresa. Seppoi venuti contro avversari tutt’altro che irresistibili: Lecce, Cagliari e Udinese. Ma quello che si può denotare, nel conseguimento di questi tre risultati positivi, è l’alchimia ideale che si è venuta a creare tra l’ambiente nerazzurro e l’ex tecnico bianconero, Antonio Conte.

Questa partenza interista fa tanto ricordare l’ottimo avvio del suo fortunato triennio sulla panchina bianconera. Una squadra che ha la sua forza nella difesa e che ha disposizione un illuminante centrocampo, con giocatori da plasmare. Se nella sua passata esperienza nel capoluogo piemontese, c’era la BBC, composta da Barzagli, Bonucci e Chiellini, qui a Milano c’è un altro trio composto da Godin, De Vrij e Skriniar, che può imitare le gesta dei tre ex pilastri della nazionale azzurra. Se a Torino ad accendere la luce del centrocampo c’era un fenomeno come Pirlo, qui, nel capoluogo meneghino, ci sta uno che, forse, non avrà mai il pedigree del bresciano, ma che nel futuro potrebbe rappresentare una grande risorsa per tutto il calcio italiano, Stefano Sensi, classe 1995.

Lo schema è il solito, quel 3-5-2, che è divenuto anche un po’ il suo verbo. Il centrocampo bianconero era sicuramente più forte di quello odierno nerazzurro: Marchisio, Pirlo, Vidal. Ma Barella, Brozovic, Sensi, non sembrano così tanto distanti da quel meraviglioso trio. In attacco invece, se nove anni fa il tecnico leccese poteva disporre di Quagliarella, Vucinic e Matri (e per alcune partite anche Del Piero), qui, Conte, può schierare gente di maggior valore quali Lukaku, Lautaro Martinez, Alexis Sanchez e Politano. Fare un paragone con quella Juve non è affatto un sacrilegio. La compagine di Sarri oggi ha ancora qualcosa in più rispetto a tutti i suoi avversari (l’ampiezza nella rosa e Ronaldo), ma siamo certi che il gap, tra loro e le due principali antagoniste, Inter e Napoli, per tante ragioni, si è notevolmente colmato.

Il reparto offensivo del Napoli

La squadra partenopea ha un formidabile pacchetto offensivo. Insigne, Mertens, Callejon, Lozano, Milik, Llorente, non sono delle seconde scelte. Il Napoli può andare a segno quando e come vuole. Se Ancelotti sarà capace a trovare i giusti equilibri, la sua squadra sarà in grado di ottenere il bottino pieno su molti campi della Serie A.

Manolas e Koulibaly, sulla carta, si presenta come una delle migliori coppie centrali d’Europa, se a questi si aggiungeranno compiti di copertura da parte del centrocampo e azioni di ripiego da parte degli esterni bassi Goulham, Di Lorenzo, Mario Rui, Hisay, Malcuit… il Napoli potrà portare a casa molti e molti punti. Mai come questo anno, gli azzurri, sembrano così attrezzati per competere in tutte le manifestazioni a cui partecipano. Sabato, contro la Samp, si è potuto anche apprezzare l’inserimento di Elmas, che a centrocampo, assieme a Fabian Ruiz, ha saputo sorreggere la squadra, contribuendo a dare sostanza al reparto. A questo punto, gli elementi affidabili a cui assegnare le chiavi del centrocampo partenopeo aumentano e così dopo gli Allan, i Fabian Ruiz, gli Zielinski, anche l’ex Fenerbache, potrebbe essere un incaricato a tenere le redini del centrocampo azzurro.

Spal e Cagliari riprendono la loro corsa

Spal e Cagliari, battendo rispettivamente Lazio e Cagliari, hanno annullato lo zero di punteggio in classifica. Per la squadra di Semplici, la vittoria sull’undici di Inzaghi, è stato un successo pesante. Sono tre punti che arrivano quasi inaspettati (anche se l’anno scorso Petagna regalò il successo ai ferraresi). Sono tre punti che fanno suonare la carica e rimettono la squadra estense sul piano dello scorso anno, quando la compagine di Semplici si è trovata poche volte invischiata nella zona bassa della classifica.

Per quanto riguarda la formazione di Maran, è una compagine forte. Il Cagliari costruito da Giulini, è una squadra che potrebbe ambire anche a un playoff per l’Europa. Giocatori di qualità come Luca Pellegrini, Nainggolan, il “Pata” Castro, Rog, Nandez (ex Boca), Joao Pedro, Simeone… li hanno veramente in pochi. Se a questi aggiungiamo la mancanza, per sette mesi, di un realizzatore come Pavoletti, potremmo dire che il Cagliari appartiene alla piccola borghesia del calcio italiano, così come ormai possiamo dire per il Bologna, che dopo tre giornate si trova a ridosso della vetta, con sette punti in classifica.

La squadra di Mihajlovic, è vero, ha giocato solamente contro Verona, Spal e Brescia (due neopromosse su tre), ma guardando al girone di ritorno della passata stagione, potrebbe essere una nuova realtà per la piccola borghesia del calcio, che vuole trovare un posto al sole nel nostro campionato. Per i felsinei, l’incontro di domenica con la Roma sarà un ottimo banco di prova, per tastarne la forza e le effettive ambizioni.

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