nascar 1992
By Jay Bonvouloir https://flickr.com/photos/jbonvouloir/3796776095/in/photolist-31mhwj-4hF2WV-98YqL8-992xtY-2b6U2c-992yDj-5LCxjm-61ikrq-yaPeg-dAX3QC-5ZXcQp-31mfib-EjUhAy-sukNfT-31nKC9-6MzE4Y-ekvara-55kjAE-PBScr-6MvtfP-bvctcB-6Mvt7c-6Mvttv-5UsGnr-P4qTC-vofb7c-gJcN8-2wJmgc-x3LQR7-wmvnSb-sb3nnp-vvb24F-tosorQ-C4fNYs-KQgh3G-3NeGDF-KFmfkg-AZGk4S

Bentornati a Once Upon a Time, la rubrica dedicata alle corse USA del passato. Se vi siete divertiti leggendo le gesta dei piloti IndyCar del 1989, oggi è il turno della NASCAR, perché oggi ripercorreremo l’annata (e che annata!) del 1992.

Il 1992 è considerata dai fan una delle stagioni NASCAR più belle di sempre. Con una lotta intensissima per la conquista dell’allora Winston Cup, la stagione vive del confronto tra tre piloti leggendari: Bill Elliott, Davey Allison e Alan Kulwicki.

Elliott debutta quest’anno con il team del mitico Junior Johnson, dopo tre titoli e quasi un decennio con il team di Harry Melling. Allison, invece, rimane fedele al team di Robert Yates ma dal ’91 ha un nuovo capotecnico in Larry McReynolds. Il sodalizio tra Allison e “Larry Mac” (che oggi commenta le gare per la FOX) permette al team numero 28 di passare da outsider a candidato al titolo. Kulwicki, infine, è una sorta di “ultimo dei mohicani”, essendo l’unico pilota-team owner rimasto in pista. Dopo un 1991 difficile, culminato dalla perdita dello sponsor Zerex, Alan è pronto a ripartire, grazie ad un nuovo finanziatore, la catena di ristoranti Hooters.

Il primo round della NASCAR 1992 è, come da tradizione, la Daytona 500. Elliott domina la prima metà della corsa, ma finisce invischiato in una carambola al giro 93. Kulwicki, invece, non è mai della partita ma finisce comunque quarto. Il colpo lo mette a segno Allison, che batte Morgan Shepherd in volata e conquista per la prima volta la “Great American Race”.

Smaltita la delusione di Daytona, Elliott parte alla carica vincendo ben quattro gare consecutive (Rockingham, Richmond, Atlanta I e Darlignton). La striscia s’interrompe a Bristol, dove Bill fatica con gli assetti tutto il weekend e conclude con un mesto ventesimo posto. Va ancora peggio ad Allison, il quale si schianta nelle prove, s’incrina delle costole e salta la corsa. Kulwicki domina la scena.

Dopo lo stop forzato, Allison rientra a North Wilkesboro e vince, replicando tre settimane dopo sul circuito di casa, a Talladega. Poi si giunge a Charlotte, per la gara-show della “The Winston” (oggi All-Star Race). L’edizione 1992 si corre sotto le luci artificiali, una prima assoluta nella storia della NASCAR. All’ultimo giro Allison è in lotta con Kyle Petty per la vittoria finale, che finisce con un contatto proprio al taglio del traguardo. Davey precede il figlio d’arte ma colpisce violentemente il muretto esterno. Nell’incidente riporterà una lesione ad un polmone, ed una commozione cerebrale.

La stagione per Davey continua così, tra alti e bassi. In Michigan il suo weekend è funestato dalla tragica scomparsa del fratello Clifford, rimasto vittima di un incidente nelle prove della Busch Series (oggi XFinity Series). Con la morte nel cuore, Allison finisce quinto, per poi scappare in Alabama per il funerale dell’amato fratello.

A Pocono Davey è quasi ristabilito dagli infortuni, ma perde il controllo della sua Ford 28 in un contatto con Darrell Waltrip e decolla a velocità folle. La vettura si ribalta una decina di volte, disintegrandosi. Le immagini dell’incidente fanno pensare al peggio, ma per fortuna Allison se la cava con fratture ad un avambraccio, ad un polso ed ad una clavicola, e con delle contusioni al volto. Kulwicki conquista la vittoria al “Tricky Triangle”.

Alan è solo alla sua seconda vittoria dell’anno, tuttavia la sua costanza (17 top ten!) gli consente di rimanere in lotta per il campionato. Elliott, invece, dopo la sequenza di vittorie iniziali è spesso vittima di inconvenienti tecnici ed errori di strategia. A Dover, per esempio, stava dominando quando arriva il tempo del pit stop. Al muretto box devono decidere se cambiare due gomme oppure quattro: la prima tattica è veloce ma rischiosa, la seconda sicura ma lenta. Tim Brewer, capotecnico di Elliott, decide di optare per quattro gomme, nonostante il parere contrario di Junior Johnson. La tattica costa la vittoria al georgiano, ed incrina il rapporto tra Brewer e Johnson. Questo attrito influenzerà le prestazioni del team nelle gare successive.

Con il passare delle corse, Elliott continua a marciare, Allison sta sempre meglio e ritorna al successo a Phoenix. Kulwicki è il meno vistoso dei tre ma non manca mai occasione di raccogliere punti. Alla vigilia dell’ultima corsa, ad Atlanta, i tre sono separati da appena 40 punti.

Il round finale della NASCAR 1992, la 500 miglia di Altanta, inizia con il botto. Letteralmente. Al via, il polesitter Rick Mast si schianta contro Brett Bodine, che partiva con lui in prima fila. Nel botto rimane invischiato anche Allison, che rientra ai box per sistemare la sua Thunderbird danneggiata. Grazie al super lavoro dei meccanici di Robert Yates, Davey riprende la via della corsa, e risale fino al quinto posto. Con Elliott e Kulwicki dietro, è sufficiente per lui per vincere il titolo. Ma il destino ha piani diversi. Al giro 254 un doppiato va in testacoda davanti a lui. Davey non può far nulla per evitarlo, e lo centra in pieno. Le immagini TV mostrano la Ford numero 28 malconcia mentre il carro attrezzi la riporta nel garage. Per Allison è addio titolo.

Con Allison fuori gioco, rimangono a contendersi il campionato Elliott e Kulwicki. Bill è davanti, ma il campionato si gioca sul filo dei punti ed Alan gioca le sue carte. All’ultimo pit stop rimane in pista un giro in più, in modo da guadagnare i punti extra per il maggior numero di tornate trascorse da leader. Una mossa rischiosa – poteva rimanere a secco prima di rifornire – ma che paga. Infatti, nonostante la vittoria di Elliott, Kulwicki guadagna quei 10 punti extra che gli permettono di aggiudicarsi il titolo. Alan Kulwicki passa alla storia come ultimo pilota-team owner a vincere il titolo della NASCAR.

Tra i piloti favoriti della vigilia non manca di certo Dale Earnhardt, ma la stagione per lui è da dimenticare. “Intimidator” non pare mai in grado di lottare per il suo sesto campionato, e finisce addirittura undicesimo nella classifica iridata. Unica vittoria dell’anno è alla Coca-Cola 600 a Charlotte, la settimana dopo la rocambolesca The Winston. Una vittoria con contorno di polemiche, in quanto Earnhardt viene accusato di aver superato il limite di velocità ai box. Tra proteste ed appelli, la questione finisce in una bolla di sapone.

Deluso anche Darrell Waltrip, alla caccia del quarto iride. L’istrionico pilota del Tennessee, proprietario del team in cui corre proprio come Kulwicki, è vincitore di tre gare ma deve accontentarsi del nono posto in campionato. Ottimo sesto Mark Martin, con due vittorie all’attivo. L’atletico pilota dell’Arkansas corre per il team di Jack Roush, alla sua prima stagione nella serie Cup.

Il 1992 è l’ultimo anno di gare per Richard Petty. Dopo 35 anni, 1184 gare, 200 vittorie e 7 titoli, “The King” annuncia ad inizio stagione l’intenzione di appendere il casco al chiodo. Il suo anno sarà costellato di ritiri e delusioni, ed un 15esimo posto come miglior risultato. Ad Atlanta Petty sbatte al giro 94 e finisce mestamente la sua ultima gara. Rientra giusto per fare il giro d’onore a fine corsa, tra il boato della folla che lo accoglie come merita un campione del suo calibro.

Nella stessa gara in cui Richard Petty si congeda, un altro campione si presenta, e si tratta di Jeff Gordon. L’allora 21enne nativo della California (ma cresciuto nell’Indiana) si presenta al via di una Chevrolet della Hendrick Motorsports. Gordon parte 21esimo ma si ritira per un incidente. L’anno successivo disputerà tutta la stagione, dando inizio alla leggenda di “Wonder Boy”.

E’ la fine di un’epoca, e l’inizio di un’altra.

La classifica finale: https://www.racing-reference.info/yeardet/1992/W

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