Nick Kyrgios è stato provvisoriamente sospeso dall’International Tennis Integrity Agency (ITIA) dopo essere risultato positivo alla benzoilecgonina, un metabolita della cocaina. Il controllo era stato effettuato il 22 giugno 2026, durante il torneo ATP di Maiorca, e la sospensione è entrata in vigore il 4 agosto. La notizia è stata ufficializzata oggi, 19 agosto.
Il tennista australiano, 31 anni, ha ammesso la violazione e ha definito quanto accaduto un “grave errore”, assumendosi la piena responsabilità. Kyrgios ha inoltre deciso di non presentare ricorso e ha annunciato un periodo di allontanamento dalla vita pubblica per concentrarsi su se stesso.
Dal talento esplosivo alla nuova bufera
Kyrgios è da anni uno dei personaggi più controversi del tennis mondiale. Professionista dal 2013, si fece conoscere al grande pubblico a Wimbledon 2014, quando, appena 19enne e proveniente dalle qualificazioni, eliminò il numero uno del mondo Rafael Nadal, raggiungendo i quarti di finale.
Da quel momento il talento australiano è diventato protagonista tanto per le sue qualità sul campo quanto per le numerose polemiche.
Discussioni con gli arbitri, provocazioni, multe e comportamenti sopra le righe hanno accompagnato una carriera nella quale Kyrgios ha spesso diviso il pubblico.
Il caso Wawrinka e l’immagine da “bad boy”
Uno degli episodi più controversi risale al 2015, durante il torneo di Montreal. Nel corso della partita contro Stan Wawrinka, Kyrgios pronunciò una frase offensiva riguardante la vita privata dello svizzero e alcuni suoi colleghi.
L’episodio provocò un enorme scandalo. Kyrgios si scusò successivamente, ma l’ATP gli inflisse una multa e una sospensione di un mese con la condizionale.
Quello fu uno dei momenti che contribuirono a costruire definitivamente l’immagine del tennista australiano come uno dei principali “bad boy” del circuito.
Nel 2019 arrivò un’altra pesante controversia: a Roma Kyrgios perse il controllo durante il match contro Casper Ruud, lanciando una sedia in campo e venendo conseguentemente squalificato.
Il 2022 sembrava l’inizio della consacrazione
Paradossalmente, proprio dopo anni di discussioni e occasioni mancate, il 2022 sembrò rappresentare la svolta definitiva.
Kyrgios vinse l’Australian Open in doppio insieme a Thanasi Kokkinakis e soprattutto raggiunse la finale di Wimbledon, la prima della sua carriera in uno Slam.
A Londra l’australiano si arrese soltanto a Novak Djokovic, ma riuscì comunque a raggiungere il numero 11 del ranking mondiale, miglior posizione della sua carriera.
Sembrava l’inizio della consacrazione definitiva.
Gli infortuni, però, cambiarono ancora una volta il percorso del giocatore.
Gli infortuni e il lungo stop
Problemi al ginocchio e soprattutto al polso hanno limitato pesantemente la carriera di Kyrgios negli ultimi anni.
Il ritorno al circuito è stato quindi caratterizzato da poche apparizioni e dalla continua ricerca della migliore condizione fisica.
Anche nel 2026 l’australiano ha giocato pochissimo. Prima di Maiorca aveva disputato tornei a Brisbane e Stoccarda, mentre al Mallorca Championships è stato eliminato al primo turno da Adam Walton con il punteggio di 6-3, 6-4.
Il caso Sinner e le battaglie sull’antidoping
La vicenda assume un significato particolare anche per un altro capitolo recente della carriera di Kyrgios.
L’australiano è stato infatti tra i tennisti più critici nei confronti della gestione del caso Clostebol di Jannik Sinner.
Nel 2024 Sinner era risultato positivo in due controlli, ma le autorità antidoping avevano stabilito che non vi fosse stata violazione intenzionale, attribuendo la contaminazione a un trattamento utilizzato dal suo fisioterapista.
Kyrgios aveva contestato pubblicamente la vicenda, sostenendo che le regole dovessero essere applicate allo stesso modo a tutti.
Nel 2025, dopo l’accordo tra Sinner e la WADA che aveva portato a una sospensione di tre mesi, l’australiano aveva continuato a commentare la situazione. Anche dopo il trionfo di Sinner a Wimbledon 2025, Kyrgios aveva pubblicato sui social un riferimento interpretato come un’allusione al caso.
Ora il ribaltamento più clamoroso
La situazione è cambiata radicalmente.
Kyrgios è ora lui stesso al centro di un procedimento antidoping dopo la positività alla benzoilecgonina, metabolita della cocaina, rilevata nel campione raccolto a Maiorca.
È fondamentale, però, sottolineare che il caso Kyrgios non è equivalente a quello di Sinner: si tratta di sostanze, circostanze e procedimenti differenti. Nel caso dell’australiano, inoltre, la positività riguarda una sostanza proibita in competizione.
La sospensione è al momento provvisoria e spetterà al procedimento antidoping determinare le conseguenze sportive definitive. Kyrgios, pur avendo la possibilità di presentare ricorso, non lo ha fatto finora.
Kyrgios: “Ho commesso un enorme errore”
Dopo la notizia della sospensione, Kyrgios ha riconosciuto pubblicamente la propria responsabilità.
L’australiano ha spiegato di aver attraversato un periodo molto difficile, anche a causa dei numerosi problemi fisici che hanno condizionato gli ultimi anni della sua carriera. Ha inoltre parlato della difficoltà di convivere con l’idea di un possibile tramonto agonistico.
Per questo motivo ha annunciato un periodo di 28 giorni lontano dalla vita pubblica e dai social, con l’obiettivo dichiarato di concentrarsi sul proprio recupero personale.
Il grande “what if” del tennis
Nick Kyrgios rimane così uno dei più grandi “what if?” della storia recente del tennis.
Un giocatore capace di battere i migliori del mondo, dotato di un servizio devastante, talento naturale e colpi spettacolari. Un atleta che ha raggiunto una finale Slam e il numero 11 del ranking, ma che non è mai riuscito a trasformare con continuità il proprio enorme potenziale in una carriera proporzionata alle aspettative.
La sua storia è fatta di vittorie memorabili, polemiche, infortuni, momenti di grande tennis e improvvise battute d’arresto.
Adesso arriva uno dei capitoli più difficili.
L’uomo che per anni ha criticato pubblicamente il sistema antidoping si trova a sua volta sospeso per una positività. Ma il procedimento è ancora in corso e sarà necessario attendere la decisione definitiva prima di conoscere le conseguenze sportive.
Una nuova pagina, forse la più delicata, nella storia di un talento che il tennis mondiale continua a chiedersi quanto avrebbe potuto vincere.

