Oggi 6 Giugno compie 76 anni Tommie Smith, l’ex velocista ed ex giocatore di football Statunitense.

Ha dovuto lasciare l’Atletica per via di una protesta di Tommie che scatenò delle forti reazioni, arrivando addirittura a minacciarlo di morte.

 Ha vinto la medaglia d’oro ai Giochi olimpici di Città del Messico 1968 e primo uomo al mondo ad aver corso i 200 metri piani in meno di 20 secondi.

Oltre che per le sue eccellenti prestazioni sportive, Tommie Smith è famoso per il clamoroso gesto di protesta.

Insieme al compagno John Carlos, contro la discriminazione razziale e a favore delle Pantere Nere nella cerimonia di premiazione dei 200 metri a Città del Messico.

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La Carriera di Tommie Smith

Tommie Smith, soprannominato The Jet, iniziò ad imporsi nel 1967 vincendo il titolo universitario sulle 220 iarde (201,17 m).

E quindi il campionato americano AAU sulla stessa distanza.

Si confermò campione AAU sui 200 m l’anno seguente, guadagnandosi la selezione per la squadra olimpica e stabilendo con 20″ netti il nuovo record mondiale.

In precedenza, smith aveva fatto registrare altri due primati mondiali.

Correndo l’inconsueta distanza delle 220 iarde in linea retta aveva fatto fermare i cronometri sul tempo di 19″5.

Inoltre, in una delle sue rare prestazioni sui 400 metri piani, sconfisse il futuro campione olimpico Lee Evans, stabilendo il nuovo record mondiale con il tempo di 44″5.

La Protesta di Tommie Smith

Nel 1968 vinse la medaglia d’oro sui 200 m nella finale olimpica di Città del Messico con il tempo di 19″83.

Fu il primo uomo al mondo a scendere sotto il limite dei 20 secondi.

Precedendo l’australiano Peter Norman e il connazionale John Carlos.

Il suo record mondiale è rimasto imbattuto per 11 anni.

Finché nel 1979 Pietro Mennea conquistò, sempre a Città del Messico, il nuovo record.

Con il tempo di 19″72 (che a sua volta rimase imbattuto per 17 anni fino al 1996).

Durante la cerimonia di premiazione, Smith e Carlos hanno dato vita a quella che probabilmente è ricordata come la più famosa protesta della storia dei Giochi Olimpici.

Sono saliti sul podio scalzi ascoltando il loro inno nazionale chinando il capo e sollevando un pugno con un guanto nero.

A sostegno del movimento denominato Olympic Project for Human Rights (Progetto olimpico per i diritti umani) e, più in generale, del potere nero.

Il gesto destò grande scalpore.

Molti, a cominciare da Avery Brundage, a quel tempo presidente del CIO, lo hanno considerato fuori luogo.

Ritenendo che la politica doveva in ogni caso rimanere estranea dai Giochi olimpici.

Molti lo hanno disprezzato, ritenendo che avrebbe messo in cattiva luce l’intera rappresentativa statunitense e recato danno alla nazione americana.

Altri, invece,hanno espresso solidarietà ai due atleti, encomiando il loro coraggio.

Le reazioni dopo la protesta del 1968

Da segnalare che anche il secondo classificato, l’australiano Peter Norman, al momento della premiazione indossava il distintivo dell’Olympic Project for Human Rights.

E per questo gesto sarebbe stato discriminato in patria negli anni successivi.

Per decisione dello stesso Brundage, Smith e Carlos sono stati sospesi dalla squadra statunitense con effetto immediato ed espulsi dal villaggio olimpico.

Tornati in patria, i due atleti hanno subito altre ritorsioni.

Hanno dovuto abbandonare la loro carriera di duecentisti e ricevettero numerose minacce di morte.

Smith ha proseguito la sua carriera agonistica nel Football Americano.

Giocando per tre stagioni con i Cincinnati Bengals, per poi tornare all’atletica in veste di allenatore.

I riconoscimenti di Tommie Smith

Nel 1978 è stato inserito nella National Track & Field Hall of Fame e nel 1999.

Ed ha ricevuto il premio Sportsman of the Millennium.

Nel 2005, nel campus della San Jose State University, è stata eretta una statua raffigurante Smith e Carlos durante la famosa cerimonia di premiazione olimpica.

Il 23 settembre 2019 il Comitato Olimpico degli Stati Uniti ha annunciato che il 1 novembre, con cerimonia a Colorado Springs, Tommie Smith sarà introdotto nella Hall of Fame dello sport statunitense, assieme a John Carlos.

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