Nella notte di Natale, Lebron James e compagni fanno un regalo ai propri tifosi, superando i Golden State Warriors alla Oracle Arena, nonostante proprio King James sia uscito anzitempo a causa di un sospetto stiramento all’inguine. I Los Angeles Lakers (ora 20 vittorie e 14 sconfitte) fanno un balzo in avanti portandosi al 4° posto della Western Conference, a sole tre vittorie dai Warriors primi, che con la sconfitta numero 12 della stagione, vedono insidiata la propria leadership dai Denver Nuggets (21-11) e dagli Oklahoma City Thunder (21-12)

Il match inizia con la palla a due vinta da Ivica Zubac, sloveno dei Lakers, ma nella prima azione di gioco i Warriors sembrano voler porre il proprio marchio di fabbrica sull’incontro con la tripla di Kevin Durant. Il primo quarto in realtà scorre via con un sostanziale equilibrio, con i gialloviola che riescono a mandare a segno spesso i giovani Ingram, Lonzo Ball e Kyle Kuzma, mentre i Warriors faticano a perfezionare la mira, sbagliando moltissime triple, anche non contestate. Nella parte finale, i ragazzi di Coach Walton, complice l’ingresso di Rondo e Hart, riescono a creare un gap, e il quarto termina 32-25 per Los Angeles

Il secondo quarto va pure peggio per i ragazzi della Baia. Complice uno Zubac in grande spolvero sia in difesa che in attacco, e grazie al contributo di Lance Stephenson, i Lakers allungano fino ad un +15 virtuale. Los Angeles gira meglio la palla, mentre i Warriors faticano a mettere in moto i loro tiratori scelti, e in generale il gioco dei padroni di casa risulta sterile. Come se non bastasse la difesa vive una serata no, messa in difficoltà dalla grande varietà di opzioni offensive di Lebron e compagni, ma anche dalla poca convinzione sotto canestro dei lunghi di Golden State. Il 33-25 (65-50 contando i due quarti) è solo la conferma numerica della superiorità dei Lakers in entrambe le fasi

Il terzo periodo è la parziale smentita di un esito che appariva scontato. I Warriors finalmente entrano in partita, mandando a segno dalla linea dei 9 metri Curry, Thompson e Durant, e pure il giro palla sembra migliorato. I Lakers sembrano alle corde, e il vantaggio accumulato nei due quarti precedenti vacilla, riducendosi fino ad un preoccupante +2. E l’infortunio di Lebron James rende ancor più precaria la situazione dei gialloviola. Il quarto termina con un parziale di 32-26 per i Golden State Warriors (91-82 il totale a favore dei Lakers)

L’infortunio di Lebron, che sembrava il preludio per il tracollo dei losangelini, è invece il momento in cui i gialloviola si riscoprono grandi. Reagiscono all’assenza del loro leader serrando i ranghi con uno Zubac tirato a lucido, uomo ovunque in difesa e in attacco e con Rajon Rondo che in regia orchestra magistralmente l’attacco dei Lakers. La contesa finisce anzitempo a causa della scarsa precisione dei big di Golden State, e il match scorre via velocemente con gli ultimi 3 minuti di garbage time, per concludersi con un parziale netto di 36-19 (e con il match che termina 127-101). Per Los Angeles ( e per i suoi numerosi giovani giocatori) è la prova del fuoco. Vincono senza il più forte della Lega (e tra i più forti della storia), regolando in trasferta la franchigia che ha demolito ogni avversario nell’ultimo quinquennio. Impressionante la prestazione di Ivica Zubac, che conclude con uno score di 18 punti, 11 rimbalzi e 2 assist. Così come notevole è il contributo di Rajon Rondo (15 punti, 10 assist e 5 rimbalzi) e di King Lebron, che nonostante l’uscita anticipata dal campo, mette a referto 17 punti, 13 rimbalzi e 5 assist. Non bastano ai Warriors i 21 punti, 7 rimbalzi e 7 assist di Durant, ne i 23 punti, 5 rimbalzi e 4 assist di Iguodala, in una serata in cui gli Splash Brothers Stephen Curry e Klay Thompson mettono a referto la miseria di 20 punti in due. La sensazione è stata quella di vedere due squadre in due momenti storici opposti. I Lakers sono in ascesa, mentre per i Warriors sembra iniziato il lento ma naturale declino dopo anni di prestazioni da far stropicciare gli occhi. Luke Walton e i suoi ragazzi, complice l’arrivo di un fenomeno come Lebron James, l’inserimento di elementi di esperienza come Tyson Chanlder e Rajon Rondo, e i miglioramenti sempre più evidenti dei giovani Ingram, Ball e Kuzma, Los Angeles si candida già da questa stagione a dar fastidio alle grandi squadre dell’Ovest (gli stessi Warriors, i Thunder e sopratutto i Rockets del Barba James Harden). I Warriors, (che rimangono di gran lunga la squadra da battere) vedono però un calo di alcuni elementi fondamentali per i successi degli ultimi anni come Klay Thompson e Draymond Green, e il fatto che a fine stagione molti dei Big di Golden State andranno a scadenza (Thompson e Durant su tutti, ma anche il “sesto uomo” Shaun Livingston) fa presagire che presto nella Western Conference le gerarchie potrebbero cambiare.

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