Dopo la sosta, il Campionato riprende la sua marcia e le tre grandi pretendenti al titolo, Juventus, Inter e Napoli, vincono le loro partite, seppur con qualche affanno. A dimostrazione che la Serie A di questa stagione è competitiva. La capolista Juve, delle sette partite vinte, sei le ha vinte con il minimo scarto. Solamente, contro la Spal, la squadra di Sarri, è uscita da uno scontro con il doppio vantaggio (2-0). Il tecnico bianconero, sabato sera, dopo la partita vinta di misura contro il Bologna, ha voluto sottolineare come questo fatto non gli faccia certo piacere: «Io,» ha ribadito, in conferenza stampa, «le partite le voglio tritare, non gestire.»

Pjanic è il faro di questa Juve

Nelle ultime gare, il gioco della Juventus è parso migliore, rispetto alle prime uscite. Ma soprattutto è migliorato l’apporto che Pjanic sta dando alla squadra. Se nelle prime gare il bosniaco aveva difettato nel carattere, dando l’impressione di non essere l’uomo giusto per il centrocampo voluto da Sarri. In queste ultime gare, l’ex romanista, ha dimostrato di avere la stoffa del top player ed è risultato addirittura determinante ai fini dei risultati. Suo è stato il gol vittoria contro il Bologna, sabato sera. Suo era stato il gol che aveva sbloccato la gara contro la Spal. E suo era sempre stato il tiro da tre punti, nella trasferta vincente di Brescia. Sarri, in Pjanic, sta trovando quel giocatore fondamentale che il tecnico toscano aveva trovato nell’Empoli in Valdifiori e nel Napoli in Jorginho.

Se il bosniaco saprà mantenersi su questi livelli di gioco, per i bianconeri sarà una risorsa importante, soprattutto in chiave europea, perché è in quel reparto che la Juventus deve colmare il suo gap con le altre grandi d’Europa.

Il Napoli cerca un protagonista per il suo attacco

Se la Juve prosegue spedita la sua marcia verso la vetta della classifica, le squadre di Conte e Ancelotti cercano di imitarne le gesta. Nel weekend, Inter e Napoli hanno superato gli ostacoli di Sassuolo e Verona e, come era presumibile, non hanno perso terreno sui bianconeri. Gli azzurri, dopo i sette gol subiti nelle prime due giornate, sembrano avere assestato la retroguardia (sono da tre partite che non subiscono una rete ndr), ma là davanti il gioco continua a latitare. Pur vincendo per 2-0 contro il Verona, l’attacco partenopeo non sembra brillante, come nei giorni migliori.

La doppietta di Milik è di buon auspicio per il ritrovamento di un grande realizzatore com’è il polacco, ma Ancelotti deve sbrigarsi a trovare quegli automatismi per il gioco di attacco, che sono i soli strumenti che possono permettere alla squadra partenopea di volare e di contrastare le altre grandi squadre, sia in Italia che in Europa. Insigne, Mertens, Llorente, Milik, Callejon, Lozano, Younes… Il tecnico che ha portato la Decima a Madrid, deve incominciare a fare delle scelte. Un turn over portato all’esasperazione non consente al reparto di migliorare i propri meccanismi di gioco.

Basta pazzie per l’Inter

I nerazzurri non possono riaprire gare come quella di domenica a pranzo, contro il Sassuolo. Avevano tre reti di vantaggio e sono riusciti a vivere con grandi patemi, gli ultimi dieci minuti di gara. Il Campionato si gioca sui punti e correre il rischio di andare a perdere dei preziosi punti, come stava succedendo al Mapei Stadium è materiale da psicanalisti. Conte deve fare i conti con una rosa non vastissima. Lukaku e Lautaro sembrano i due soli elementi dell’attacco a essere all’altezza di una squadra da competizione come dovrebbe essere l’Inter. Ma le soluzioni, in attesa del rientro di Alexis Sanchez (fuori per tre mesi), si devono trovare per forza. Altrimenti, il rischio di lasciare dei punti da qualche parte, è troppo alto e con questa Juve, che viaggia a mille, significherebbe abbandonare le speranze di scalata alla vetta.

Solito Milan

Una delle prime regole della matematica che ti insegnano alle scuole elementari è: cambiando l’ordine degli addendi la somma o il totale non cambia. Ebbene, al Milan, si è visto che mettendo Pioli al posto di Giampaolo, è rimasta la solita squadra, incapace di portare a casa un risultato positivo. Anche se l’Undici schierato dal parmigiano è sembrato più concreto rispetto a quello che metteva in campo il tecnico di Giulianova, il risultato è che questo Milan presenta sempre troppe falle. Quando il Lecce ha deciso che era ora di andare all’arrembaggio, i rossoneri hanno barcollato. Il pareggio dei salentini, anche se arrivato dopo il novantesimo, è la dimostrazione della fragilità di questa squadra.

Il centrocampo, soprattutto, deve dare maggiori garanzie. Kessié, Biglia, Paquetà, sulla carta sono ottimi elementi, ma il riscontro è che questa squadra patisce troppo gli avversari. In difesa, Theo Hernandez, sulla fascia sinistra, sta crescendo di partita in partita, ma Conti a destra continua a faticare, così come Calabria quando era schierato lì. In attacco, invece, la soluzione sarebbe quella di riuscire a fare giocare Piatek assieme a Leao. Vedremo, cammin facendo, se il tecnico ex viola saprà trovare le giuste alchimie, per una squadra così tanto alla ricerca della sua identità.

Il Cagliari di Nainggolan si ritrova a ridosso delle grandi

La squadra di Maran aveva perso in casa le prime due gare di Campionato (Brescia e Inter), ma poi è riuscita ad inanellare una serie di risultati positivi che ora l’hanno portata al quinto posto in solitaria in classifica. Ora i sardi hanno 14 punti e se guardiamo al calendario, hanno già giocato contro due delle prime tre in classifica (Inter e Napoli). L’organico di Maran è di assoluto valore. Un centrocampo formato da Castro, Nainggolan, Cigarini, Nandez, Rog, è un reparto di completa qualità. Certo che se il tecnico ex Chievo avesse avuto anche a disposizione il bomber Pavoletti (infortunio di 7 mesi), avrebbe potuto aspirare davvero a essere la vera grande sorpresa di questo Campionato.

Per il resto registriamo il terzo esonero in Serie A, con il debuttante Thiago Motta che sostituisce Andreazzoli sulla panchina del Genoa. Mentre altre squadre stentano a trovare la strada per il decollo. Tra queste la Roma di Fonseca, che dopo un promettente avvio a suon di gol, sembra avere smarrito la strada per andare a rete. Deludente, invece, fino ad ora il cammino del Torino. La squadra di Mazzarri è alla quarta sconfitta in Campionato, la terza su quattro in trasferta. Se pensiamo che la scorsa stagione il Toro aveva perso due sole partite fuori dalle mura amiche (Roma e Empoli), non possiamo che notare una grossa involuzione nel gioco della squadra allenata da Mazzarri. Ora per i granata arrivano tre impegni difficili: Cagliari, Lazio e Juventus. Se mai dovessero andare male questi tre incontri, Gattuso, che non è andato a sedersi su una delle due panchine di Genova, potrebbe trovare posto proprio su una delle panchine del Grande Torino.

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