Oggi voglio raccontarvi la storia di quella che definisco una vera e propria eroina: Bebe Vio, una donna che, a colpi di lama, ha sfidato a duello tutti gli ostacoli che la vita le ha imposto.
La passione di Bebe per lo scherma è nata prima ancora che si ammalasse: all’età di 5 anni, nel 2002.
Sei anni dopo viene colpita da una forma di meningite fulminante e le vengono amputati arti superiori e inferiori, ma, nonostante ciò, la ragazza non si abbatte.
Di lì a poco Beatrice entra a far parte del mondo dello scherma in carrozzina.

Inutile dire che da quel momento in poi la vita della Vio è stata un susseguirsi di successi nazionali e internazionali.
Il 2011 la vede campionessa mondiale under 17.
Nel 2012 abbiamo le prime partecipazioni in Coppa del Mondo e l’anno successivo diviene campionessa europea.
Nel 2014 si aggiudica il tanto sospirato oro mondiale.

Ecco una delle sue prime dichiarazioni.
“Sono una studentessa, però faccio anche scherma e quindi sono un’atleta. Faccio tantissime cose in realtà, perché non ho una vita normale. Sono sempre in giro perché ho un’associazione onlus, creata insieme ai miei genitori, che si chiama Art4Sport. Questo mi assorbe molte energie…”

Le tre “S” di Bebe sono “Scherma”, “Scout” e “Scuola”.
“Le mie tre ‘S’ sono le cose che mi hanno sempre accompagnata da quando ero piccola. Ho iniziato scherma a 5 anni, gli scout a 8 e vabbè… la scuola da sempre. Quindi sono sempre stati i miei punti fissi: se la mia giornata era composta da queste tre cose, allora era una buona giornata. Dopo la malattia il mio scopo principale era riuscire a riprendere tutte tre le ‘S’…”

Beatrice è riuscita a prendere in mano la sua vita. In primis è tornata a scuola, poi, dopo circa un anno, è tornata a far parte degli scout. Dopo una discreta ripresa fisica, la più grande vittoria, il ritorno allo scherma. “Sono ritornata allo scherma, che, diciamocelo, era la cosa più importante per me! Quando ho capito che avevo riconquistato tutte le mie ‘S’ è stato bellissimo, è stata una grandissima soddisfazione: ho capito che ce ‘l’avevo fatta!”

Ma facciamo qualche passo indietro: com’è nato l’amore per lo scherma?
Dai 3 ai 5 anni, Beatrice praticava ginnastica artistica, finché non ha realizzato che oltre alla gara c’era anche il saggio.
“Mamma, che si vince?”
“Niente: devi far vedere a mamma e papà cos’hai imparato in questi anni di ginnastica artistica.”
“Ho capito, ma cosa si vince?”
“Non vinci niente, devi solo farci vedere!”
“Ah, allora non m’interessa.”
uno spirito combattivo fin dalla nascita l’ha spinta all’importante incontro col suo primo maestro: Gastone Gad.
“Gastone mi ha chiesto se volevo provare, da lì mi sono innamorata e basta!”

Il segreto di tanta forza e del successo raggiunto è la famiglia, una famiglia forte e compatta.
“Tutti i miei obiettivi erano anche obiettivi della mia famiglia e, secondo me, quando succede qualcosa ad una persona, non colpisce solo lei ma tutto il gruppo. Noi siamo in cinque in famiglia, quindi, quando mi sono ammalata io, è come se ci fossimo ammalati tutti. Quando ho detto che volevo tornare a fare scherma, tutti quanti ci siamo impegnati a mille per riuscire a tornare a fare scherma. Se non fosse stato per i miei genitori e i miei fratelli, non credo che ce l’avrei fatta, probabilmente non sarei mai uscita dall’ospedale.”

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